di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Grande Depressione, maccartismo, guerra del Vietnam, ecologismo e Occupy Wall Street possono in qualche modo tracciare un segno temporale nella vita di Pete Seeger, morto a New York City lo scorso 27 gennaio all’età di 94 anni. Figlio di un musicologo di origini tedesche (uno dei primi ricercatori impegnati nel campo della musica orientale) e di una violinista, insegnante alla Juilliard School, Peter “Pete” Seeger nasce a New York City il 3 maggio 1919. L’incontro con Woody Guthrie, alla fine degli anni ‘30, lo porterà ad abbandonare gli studi di sociologia ad Harvard.

Pete Seeger con Woody Guthrie

Con Guthrie nel decennio successivo intraprenderà una vita errabonda portando la loro musica al servizio delle lotte sociali e politiche e alla ricerca della vera anima musicale del paese. Negli stessi anni fonda, con Woody, Millard Lampell e Lee Hays il gruppo folk The Almanac Singers, specializzato in un repertorio di brani contro la guerra, il razzismo e d’appoggio ai movimenti sindacali dell’epoca.
Nel 1948, finita la collaborazione con Guthrie, Pete fonda insieme a Lee Hays The Weavers, gruppo folk in cui militano anche Ronnie Gilbert e Fred Hellerman; che in pochi anni arrivò al successo. L’avvento del maccartismo interruppe l’ascesa del gruppo, portando nel 1955 Pete e Lee davanti alla Commissione per le attività antiamericane, con l’accusa di essere comunisti. Con l’abbandono dei Weavers, avvenuto nel 1958, inizia la carriera solistica di Seeger, che nel decennio seguente lo porta a comporre canzoni che divennero veri inni delle proteste sociali degli anni ’60 e contro la guerra in Vietnam, tra cui If I Had a Hammer, Turn! Turn! Turn!, The Bells of Rhymney, We Shall Overcome e Where Have All the Flowers Gone?.
All’impegno politico Seeger ha sempre affiancato quello per le cause ecologiste, fondando fra l’altro, nel 1966, il Clearwater Group, organizzazione che si batte ancora oggi contro l’inquinamento del fiume Hudson. Molto attivo nella realizzazione di progetti legati all’educazione dei bambini, alla tutela dell’ambiente, alle lotte sindacali e contro lo sfruttamento delle classi più disagiate, accompagnandosi sempre con la chitarra e soprattutto con il banjo, ha sempre avuto la convinzione profonda che il compito di una canzone è quello di raccogliere la gente e di far rivivere il senso di comunità. Due delle sue canzoni – Which Side Are You On? (originariamente scritta da Florence Reece, ma interpretata anche da Seeger) e We Shall Overcome – furono la colonna sonora delle giornate del movimento Occupy Wall Street; e lui stesso scese tra i manifestanti di Zuccotti Park a New York City per sostenere le loro richieste. Dunque non è sbagliato affermare che Pete Seeger (insieme con Woody Guthrie, Alan Lomax e pochi altri) sia il padre della musica popolare americana, i cui “allievi” artisti sono stati fra molti anche Bob Dylan e Bruce Springsteen (per citare i più conosciuti), riconoscimento che lo stesso presidente Obama gli ha tributato affermando che «Pete ha usato la sua voce e il suo “martello” per sferrare colpi per i diritti dei lavoratori e civili, la pace e la conservazione ambientale del mondo. Ci ha sempre invitato a cantare insieme, per ricordarci da dove veniamo e ci ha indicato dove dobbiamo andare: saremo sempre grati a Pete Seeger».