di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus)
Sempre molto attenti alle proposte di qualità che il panorama musicale internazionale presenta, gli organizzatori della rassegna Suoni e Visioni (arrivata alla sua tredicesima edizione) sono riusciti anche quest’anno a mettere in cartellone un colpo di prima grandezza: i senegalesi dell’Orchestra Baobab.
Svoltosi il 14 aprile, al Rolling Stone di Milano, il concerto non ha deluso il numerosissimo pubblico multietnico e multigenerazionale, pronto fin da subito a ballare facendosi trascinare dai dieci elementi della band; in programma una musica impregnata di un sound di “integrazione”, con forti richiami a ritmi cubani, citazioni reggae e jazz, il tutto intessuto dai suoni della tradizione dell’Africa Occidentale.
La storia dell’Orchestra Baobab ha inizio nei primi anni ’70. In quel periodo il Senegal era un giovane stato indipendente e il suo presidente-poeta Sedar Senghor era solito frequentare il Baobab Club; l’orchestra che si esibiva era formata da musicisti non professionisti e il loro sound riusciva a coniugare la voglia di affermazione della cultura africana, sottomessa per parecchi decenni al colonialismo, e le nuove mode sbarcate dalle crociere d’oltreoceano, provenienti ance da Cuba. Nel giro di pochi anni la loro fama si diffuse in tutta l’Africa e, con l’album Pirates Choice, anche in Europa.
La magia del successo però durò soltanto fino ai primi anni ’80, quando il gusto del pubblico iniziò a orientarsi verso sonorità più elettriche; l’Orchestra Baobab non si sentì pronta a seguire la nuova tendenza, e i suoi componenti decisero di tornare ognuno alla propria professione.
Dopo parecchi anni di oblio, la band – grazie al produttore Nick Gold (già promotore del progetto “Buena Vista”) – ha inciso nel 2002 Specialist in All Styles e, sull’onda del successo di questo disco, si è presentata al concerto milanese forte di una pradronanza strumentale invidiabile: meritano una citazione particolare il chitarrista-avvocato Barthelemy Attiso (che con i suoi assoli ha incendiato l’entusiasmo del pubblico presente), il sassofonista Issa Cissokho e i cantanti Rudolphe Gomis e Ndiouga Dieng.
