di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net)

Speravamo che questo momento potesse arrivare il più tardi possibile, perché è sempre difficile annunciare la scomparsa di una persona, qualsiasi essa sia, ma diventa impensabile pensare che Compay Segundo, all’anagrafe Francisco Repilado, possa essere morto. L’avevamo conosciuto da pochi anni, grazie alla forza di un “occidentale illuminato” come Ry Cooder, ma nella sua Cuba è sempre stato una leggenda, da quando, poco più che adolescente, aveva iniziato a suonare nei locali da ballo dell’isola caraibica.
Aveva novantacinque anni ed è stato stroncato da una insufficienza renale. Nella sua vita non si era mai fatto mancare nulla: un buon sigaro, la musica e, soprattutto, le donne, erano tutto ciò che avevano condito la sua vita, piena di fama e di momenti di oblio.
Con lui muore anche un po’ di quella visione nostalgica della Cuba, che per molti anni ha accompagnato l’immaginario collettivo europeo; quella Cuba già colpita a morte da un dittatore che sta affossando nel sangue il ‘sogno cubano’.