di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus)
Si era appena fermato dopo più di settant’anni di attività. Qualche mese prima aveva dovuto rinunciare a una serie di concerti a Cuba e in Europa. Le condizioni precarie di salute non gli consentivano più di salire su palco e, con la sua musica, ricreare la magia e l’allegria dell’isola caraibica. Compay Segundo si è spento, il 14 luglio, nella sua casa all’Avana per un’insufficienza renale.
Anche se la “fama occidentale” l’aveva scoperto solo da pochi anni, lui di Cuba era stato per molti decenni (prima e dopo la rivoluzione), lo spirito musicale più vivace, riuscendo a unire sotto una unica bandiera (quella universale della musica) il popolo cubano.
Quando Maximo Francisco Repilado Muñoz (questo è il nome all’anagrafe di Compay Segundo) nacque a Siboney, nel lontano 1907, l’isola caraibica era ormai da una decina d’anni sotto il controllo virtuale degli Stati Uniti, anche se dotata di una costituzione autonoma. I primi passi nella musica li fece giovanissimo nella banda municipale suonando il clarinetto, ma quasi subito passò al tres, il tipico strumento a corde cubano.
A metà degli anni ’30 Cuba è ormai diventata il luna park degli Stati Uniti: imperversano gioco d’azzardo, traffici illeciti e apartheid. In questo scenario Repilado, nel 1934, arriva all’Avana e affermandosi subito come musicista e compositore. Ma è l’incontro con Lorenzo Hierrezuelo a cambiare la sua vita. Con lui, nel 1942, forma il duetto Los Compadres: Hierrezuelo è la prima voce e Repilado la seconda. Il nome di scena deriva proprio da qui: Compay è una deformazione di Compadres, cioè il padrino di battesimo, e Segundo dal fatto che era il secondo cantante. L’avventura dei Los Compadres dura quattordici anni, il tempo di diventare una leggenda della musica cubana e di rendere popolare le sue composizioni.
Alla vittoria della rivoluzione Compay Segundo abbandona la musica per trovare lavoro come sigaraio, impiego che manterrà fino alla pensione nel 1970. Torna negli anni successivi in sala di registrazione e, grazie al invito nel 1988 allo Smithsonian Istitute di Washington, Compay si fa conoscere negli Stati Uniti. In Europa arriva solo nel 1994, con una tournée in Spagna e Canarie, e l’anno successivo in Francia, Belgio. Tornato alla fama che aveva con i Los Compadres Compay viene contattato da due occidentali “illuminati” come il musicista Ry Cooder e il produttore Nick Gold (non nuovi a progetti legati alla world music), che affascinati dalla sua musica, riuniscono con e intorno a lui il meglio del sound cubano: Ibrahim Ferrer, Omara Portuondo, Rùben Gonzales, Eliades Ochoa, tra gli altri. Da questa reunion parte il progetto Buena Vista Social Club, che diventerà da prima un disco da un milione di copie vendute (vincitore del Grammy Award) e, successivamente, un film diretto da Wim Wenders, acclamato in tutto il mondo.
Anche se mai appartamente schierato politicamente Compay ha sempre difeso la rivoluzione castrista, perché ha saputo valorizzare la cultura musicale dell’isola investendo in molte scuole. Castro, da consumato lieder, aveva capito che il musicista era un ottimo testimonial di Cuba nel mondo e per ringraziarlo ha inviato una corona di rose e gladioli gialli il giorno del funerale. Ma con la morte di Compay se ne va una gran parte di quella visione nostalgica di Cuba, che per molti decenni ha accompagnato l’immaginario collettivo europeo, e che, dalla caduta del muro, pian piano si sta sgretolando
