di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus)
Da questa parte del mondo sarebbe impensabile che uno stadio potesse essere intitolato a un intellettuale; quasi sempre sono sportivi, presidenti di società, luoghi geografici, santi o sponsor ad avere questo onore. Eppure il martoriato Cile, appena è riuscito a liberarsi dall’orrenda dittatura del generale Pinochet, ha voluto rendere omaggio a Víctor Jara, chiamando lo stadio della capitale con il suo nome. Tributo doveroso visto che in quello stadio 35 anni fa, alle soglie del suo quarantunesimo compleanno, fu assassinato brutalmente con altre migliaia di persone.
Víctor Lidio Jara Martínez era nato a San Ignacio il 28 settembre 1932 da una famiglia contadina e imparò a suonare la chitarra seguendo gli insegnamenti della madre. Subito si rivelò un bambino molto dotato per lo studio e dopo il trasferimento della famiglia a Santiago iniziò a frequentare ambienti cattolici. Entrato in seminario nel 1950, a Los Nogales, si accorse ben presto che in effetti la sua vocazione non era così profonda e soltanto due anni dopo lasciò la tonaca per iscriversi all’Università del Cile, dove sarebbe entrato in contatto con la musica colta, il folclore della propria terra e il teatro.
L’incontro con Violeta Parra (l’artista a cui si deve l’opera di recupero e diffusione della tradizione popolare cilena) avviene nel 1957, ed è proprio lei a riconoscere in Víctor Jara un immenso talento. Da allora Jara alterna in modo sempre più fortunato la carriera di cantante a quella di attore e regista. Nel 1960 conosce l’americana Joan Turner che qualche anno dopo diventerà sua moglie. Nel 1961 compone la sua prima canzone, Paloma quiero contarte, e si diploma in “regia teatrale”; nella sua carriera sul palcoscenico (che lo porterà in tutto il Sudamerica e in Europa) avrà modo di spaziare da Brecht a Sofocle, da Machiavelli agli autori della sua terra.
Dall’inizio degli anni ’60 si dedica con più intensità alla carriera di autore, divenendo tra il 1966 e il 1969 direttore artistico del gruppo musicale Quilapayún e incidendo il suoi primi dischi. Gli anni successivi lo vedono lavorare su molti fronti: a teatro con la realizzazione di musiche per balletti e regie; nell’ambito musicale con la collaborazione con Violeta Parra e gli Inti-Illimani (con cui instaurerà un rapporto proficuo che continuerà fino alla morte); per la televisione, su invito di Pablo Neruda, contribuisce alla realizzazione di alcuni programmi contro la guerra e il fascismo. Nell’ambito politico lavora per le campagne elettorali di Unidad Popular di Salvador Allende, essendo Jara un importante attivista del Partido Comunista de Chile e fondatore del movimento detto Nueva Canción Chilena.
Il 12 settembre 1973, il giorno dopo il golpe di Pinochet, Víctor Jara si trovava all’Università quando venne prelevato insieme con molti altri professori e studenti. Per tre lunghissimi giorni la sua prigione fu lo stadio: fu torturato, gli spezzarono i polsi e le dita (e forse gli tagliarono anche la lingua), e poi fu ucciso con diversi colpi di pistola. In quei giorni riuscì a scrivere i suoi ultimi versi: «Come è difficile cantare quando devo cantare l’orrore. L’orrore che sto vivendo, l’orrore di cui sto morendo». Il suo corpo venne abbandonato vicino al muro di un cimitero e portato all’obitorio da alcuni passanti, il che permise alla vedova Joan di effettuare il riconoscimento e di darne sepoltura. «Siamo saliti al secondo piano, dove erano gli uffici amministrativi e, in un lungo corridoio, ho trovato il corpo di Víctor in una fila di una settantina di cadaveri. […] Quello di Víctor era il più contorto. Aveva i pantaloni attorcigliati alle caviglie, la camicia rimboccata, le mutande ridotte a strisce dalle coltellate, il petto nudo pieno di piccoli fori, con un’enorme ferita, una cavità, sul lato destro dell’addome, sul fianco. Le mani pendevano con una strana angolatura e distorte; la testa era piena di sangue e di ematomi. Aveva un’espressione di enorme forza, di sfida, gli occhi aperti».
A distanza di 35 anni la ricerca dei responsabili di questo delitto, scuote ancora le coscienze della società cilena e internazionale, che a gran voce ha chiesto la riapertura delle indagini, dopo che erano state chiuse in seguito alla condanna di Víctor Manríquez, ex-colonnello a capo del campo di concentramento dello stadio. Il 3 giugno scorso questa richiesta è stata accettata, riaprendo il processo che potrebbe vedere condannati tutti i responsabili materiali e morali dell’uccisione di Jara.
Le matrici delle registrazioni di Jara furono distrutte, ma grazie alla vedova e agli Inti-Illimani – che da rifugiati in Italia hanno fatto conoscere la sua musica – si è potuta tramandare la sua lezione artistica e di vita. Alcuni musicisti gli hanno dedicato interi album, canzoni o hanno anche soltanto citato il suo nome: tra questi possiamo ricordare gli italiani Pippo Pollina (con il disco Il giorno del falco, 1997) e Daniele Sepe (con l’album Conosci Víctor Jara?, 2000), e tra gli stranieri i Clash (col brano Washington Bullets, in Sandinista!, 1980), gli U2 (che cantano «Jara sang, his song a weapon in the hands of love» in One tree hill di The Joshua Tree, 1987), i Simple Minds (nel pezzo Street Fighting Years, nell’album omonimo, 1989).
Nella prefazione alla biografia di Jara, che si deve alla moglie, lo scrittore Luis Sepúlveda (che fu suo allievo nei corsi di teatro) lo ricorda con queste parole: «A volte, Víctor, quando la tua voce riempie la sala di casa mia […] uno dei miei figli domanda chi canta, e la risposta è sempre la stessa: quest’uomo che canta è mio fratello e in ognuna delle mie carezze ci sono anche le sue mani».

TESTIMONIANZA: JORGE COULON SU VICTOR JARA
Abbiamo interpellato da Santiago del Cile Jorge Coulon, uno dei fondatori degli Inti-Illimani, per chiedergli un suo ricordo di Víctor Jara. «Per me parlare di Víctor Jara è come parlare di due persone, quello che abbiamo conosciuto, l’artista, l’uomo, l’amico, e quello che vediamo oggi come un’icona, per alcuni un simbolo di santità rivoluzionaria. È stato per noi un maestro nel miglior senso della parola: ci ha fatto crescere musicalmente e culturalmente stimolando sempre la nostra creatività e la nostra curiosità. Non lo abbiamo mai sentito come il professore o la star, sebbene fosse di 15 anni più anziano di noi e uno dei cantautori più famosi di tutta l’america Latina.
Nei tre anni (dal 1970 al 1973) in cui abbiamo lavorato insieme, abbiamo realizzato tre dischi, suonando e partecipando alle innumerevoli iniziative a sostegno del governo di Salvador allende. Víctor aveva l’abitudine di domandare e di ascoltare le nostre opinioni, sia musicali che politiche. con noi commentava libri, film, spettacoli teatrali o di danza e ci coinvolgeva in modo da stuzzicare la nostra curiosità. Nelle prove che si facevano non c’era mai imposizione, ma voleva che in ogni suo motivo musicale o testo ci fosse la collaborazione di tutti. Questo tirava fuori il meglio di ognuno di noi e, credo, arricchiva le sue intuizioni, rafforzando nel contempo la nostra capacità d’opinione o creativa.
Abitavamo nello stesso quartiere e abbiamo passato tante mattine di domenica a scambiarci idee sul governo di Unidad Popular, sul fenomeno massivo che era diventato il nostro movimento musicale, sull’ultimo libro di Pablo Neruda, sulla guerra nel Vietnam… Mi sento strano vedendolo oggi diventare un’icona, il suo volto su una maglietta o un poster, vorrei tanto che i tanti giovani che continuano a “ricreare” le sue canzoni, magari a ritmo di rock o di rap, riuscissero ad avere questa sua dimensione umana, cosi lontana dalla figura sacra del martire.
Tra fine maggio e metà giugno del 1973, ci trovammo per strada nel centro di Santiago e andammo a vedere il film Metello di Mauro Bolognini (entrambi eravamo innamorati di ottavia Piccolo); all’uscita ci salutammo senza sapere che sarebbe stata l’ultima volta. Noi partimmo per la nostra prima tournée in Europa che sarebbe durata 15 anni, e lui andò in Perù, da cui ritornò per ripartire, questa volta per sempre, verso la leggenda».
PER SAPERNE DI PIÙ
LIBRO
Joan Jara, Víctor Jara. Una canzone infinita, Milano, Sperling & Kupfer, 1999
DISCHI
Víctor Jara, Antologia Musical, Wea 8573 89067-2, distr. Warner Music
Inti-Illimani, Antologia IV interpreta a Víctor Jara, Warner Music, 8573 83542-2
SITO
www.fundacionvictorjara.cl



