di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Un disco, un convegno e un libro: a quarant’anni dalla morte Woody Guthrie non smette di essere ascoltato e studiato. Lo scorso anno si è chiuso con la pubblicazione da parte della Woody Guthrie Foundation di The Live Wire, un rarissimo (e stupendo) documento, recuperato dalla figlia Nora, che raccoglie un concerto del 1949 del songwriter statunitense. Nell’ultimo mese di maggio invece è stato organizzato dalla Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna (con la cura di Franco Minganti e l’ideazione di Maurizio Bettelli) il convegno “Woody Guthrie e la dignità dell’uomo”, con lo scopo di presentare la sua eredità artistica secondo tagli tematici dedicati al contesto storico, a parole-lingua-letteratura, alla musica e alle immagini. Lo stesso Bettelli ha pubblicato nello stesso mese di maggio il libro Le canzoni di Woody Guthrie (con una premessa di Nora Guthrie e testo originale a fronte di ogni canzone), che riempie una lacuna nell’ambito dell’editoria italiana: «È la prima antologia organica e critica delle canzoni di Woody Guthrie» ci dice l’autore, «e la scelta delle canzoni da inserire è stata fatta seguendo un ordine cronologico, prediligendo quelle più conosciute ma anche quelle che caratterizzano in maniera diversa la poetica di Guthrie. Perché in esse ci sono aspetti curiosi e inaspettati, come per esempio in Cadillac Eight, dove racconta delle gare in automobile sulle strade e ti vengono in mente James Dean e la beat generation più che i sindacati. Oppure Ingrid Bergman, una canzone in cui sogna di fare l’amore con l’attrice sulle spiagge di Stromboli, o ancora Mermaid’s Avenue dove il melting pot che popola questa lunga strada di Coney Island alla fine risulta una accozzaglia di gente stravagante, dove la varietà di etnie viene rappresentata attraverso i vari dolci e i cibi».
Nel libro, Bettelli fa trasparire anche che il valore umano e letterario di Woody Guthrie non può essere ingabbiato in un unico pensiero politico e sociale; infatti in Italia Guthrie passa per essere stato il cantore del comunismo americano, ma Bettelli non è del tutto d’accordo. «Woody Guthrie sembra che abbia fatto solo le canzoni sindacali, ma questo è dovuto all’analisi che si faceva negli anni ’70 da parte di una certa critica militante. Passati quasi quarant’anni è impossibile ragionare ancora in quei termini; in qualche modo bisogna superare una certa critica letteraria un po’ rétro pronta a tirare Guthrie per la giacchetta dicendo “no è cristiano, no è comunista, no è democratico, no è socialista”; è tempo di vederlo come un classico che privilegia la dignità dell’uomo, in questo modo gli rendiamo giustizia e il suo lavoro viene fuori sotto la luce corretta».
Ma Woody Guthrie aveva una particolarità tutta sua nella scrittura delle canzoni: «aveva la capacità di entrare nella pelle delle persone e di raccontare il loro punto di vista. Come quando sposando Marjorie (di origine ebrea) viene in contatto con la comunità yiddish e scrive Ilsa Koch, che racconta la storia della moglie di un sovrintendente di Buchenwald che girava a cavallo per il campo, individuava i prigionieri con i tatuaggi sulla pelle, li faceva gasare, poi li scuoiava e ci faceva dei paralumi. Storia agghiaccante che Woody racconta in maniera fantastica dal punto di vista di un prigioniero che si nasconde sotto una catasta e vede tutto quello che succede». Brano disperato che si conclude dicendo: «Devo far tacere questa mia canzone/ sta arrivando il sovrintendente del campo/ ci vediamo più tardi/ devo nascondermi e scappare».
Grazie al libro di Bettelli si ha modo di apprezzare l’arte letteraria del folksinger statunitense anche non conoscendo fino in fondo la sua vita e le molteplici sfaccettature della sua arte.
Le canzoni di Woody Guthrie
A cura di Maurizio Bettelli
Feltrinelli, 2008, € 11,00
