di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Decidere di usare solo la voce per fare musica è una scelta molto ardita; nulla può essere lasciato al caso, qualsiasi piccola sbavatura viene subito alla luce. Ancor di più se si decide di presentarsi al pubblico in un ensemble che canta a cappella, dove l’intonazione e l’amalgama sonoro devono essere perfetti e collaudati in molti anni di collaborazione. Queste caratteristiche si adattano bene a due gruppi nostrani “solo voice”: i milanesi Alti e Bassi e i torinesi L’Una e Cinque, che entrambi hanno quest’anno pubblicato un disco.
Nati nel 1994, gli Alti e Bassi si sono sempre dedicati al repertorio della musica americana, spaziando da Gershwin a Ellington fino alle colonne sonore della Disney, senza dimenticare gli spirituals. Con Io ho in mente te (Preludio) si avvicinano alla musica italiana (ma già l’avevano fatto qualche anno fa), interpretando in modo magistrale e preciso brani come il title track, Il cielo in una stanza (con la partecipazione straordinaria all’armonica del compianto Bruno De Filippi), Se telefonando ed Estate (con l’intervento della chitarra di Franco Cerri).
Per il gruppo torinese fondato nel 1995, l’uscita di quest’anno è invece una riedizione di un lavoro di qualche tempo fa. In The Renaissance Project (Preludio) affronta brani del ‘500 (come Motona mia cara di Orlando Di Lasso e Come Again: Sweet Love Doth Now Invite di John Dowland) provenienti dalle tradizioni musicali di Italia, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, proposti in una chiave vocale più moderna, cercando sonorità nuove e diverse. Rispetto all’edizione precedente, questo disco contiene un brano inedito (Inno del Congedo), composto per l’occasione.
