di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Il successo della musica soul sembra non tramontare mai: sospesa tra innovazione e tradizione, riesce a trovare sempre nuova linfa vitale proponendo artisti giovani che sanno miscelare tendenze moderne con il gusto del “classico”, ma anche cantanti in là con l’età che hanno saputo stare al passo con i tempi senza perdere la propria cifra stilistica. Due nomi di quest’ultima categoria sono Solomon Burke e Mavis Staples, che al compimento dei settanta (anno più, anno meno) sono ritornati al successo pubblicando due album grandiosi.
Il nome del suo sito è “thekingsolomonburke.com” e durante i concerti da molto tempo si esibiva seduto su un trono, un po’ per i guai fisici dovuti alla sua stazza e un po’ perché lo si può considerare “il re” del Rock ‘n’ Soul. Sta di fatto che Solomon Burke con gli anni non ha mai finito di stupire; e lo ha fatto anche con Nothing’s Impossible (Ear Music, distr. Edel), il suo ultimo lavoro. Affiancato dal produttore Willie Mitchell, il cantante di Philadelphia ha inciso una serie di brani uno più bello dell’altro, sprigionando passione ed energia che coinvolgono l’ascoltatore. L’incontro tra Burke e Mitchell sarebbe dovuto avvenire molti decenni prima, ma le onde della vita hanno permesso loro di trovarsi insieme solo poco tempo prima che il produttore morisse. «Se potessi tornare indietro, mi fermerei e cristallizzerei ogni momento passato a lavorare su questo album. Fa male sapere che non avrò mai più un’opportunità del genere». Parole profetiche, visto che anche Solomon è deceduto da pochi giorni: il 10 ottobre.
Anche se non drammatico come quello precedente, anche il nuovo album di Mavis Staples nasce da un incontro: quello con il giovane musicista Jeff Tweedy. Entrambi di Chicago: lei ultima discendente di una delle grandi famiglie storiche della musica gospel (gli Staple Singers, guidati dal padre Pops), lui leader dei Wilco, una delle band di musica “americana” più importanti degli ultimi 15 anni. Tweedy ha voluto fortemente produrre un disco per la Staples, e You Are Not Alone (Epitaph/Anti-, distr. Self) è il risultato di quest’incontro. Qui oltre al soul c’è molto gospel: quello che la Staples cantava all’inizio della sua carriera e che Tweedy ascoltava alla radio, e che con un lavoro magistrale entrambi sono riusciti a riproporre, creando una magia sonora che non ha tempo.