di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Il Popolo del Blues)
Un mito e la voglia di rendergli omaggio: questo è l’obiettivo che ha spinto Bernardo Lanzetti a confrontarsi con un distillato di brani di Bob Dylan. «Dylanz è un modo di celebrare il più grande cantautore vivente, prima che il suo stesso mito ne alteri la grandezza e profondità artistica», così il musicista italiano presenta la sua fatica. Lanzetti è sempre stato un cultore della musica americana. imparata e fatta sua direttamente sul campo attraverso molti anni di vita passata negli States. Lui stesso racconta che nel 1966, sbarcato per la prima volta negli Stati Uniti, fu folgorato dalle note di una canzone trasmessa alla radio: il brano era Like A Rolling Stone. Così in Dylanz l’artista italiano rilegge dieci brani, trovando il modo di fondere (come fa anche nel titolo) il mondo del cantautore d’oltreoceano con il suo. Non tutto riesce alla perfezione, ma, supportato da un timbro vocale cristallino e un’esecuzione musicale curata, Lanzetti trova la giusta misura nella riproposizione di pezzi come Just Like A Woman (in cui si respirano echi springsteeniani), Blowin’ In The Wind (riletta attraverso un arrangiamento jazzato), Not Dark Yet (gioiello tratto dall’album Time Out Of Mind e rivestito di sonorità soul). Un omaggio davvero ben riuscito.
