di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Tra strada e palco, tra italiano e inglese, tra cantautore e rocker, tra una carriera sotto contratto e un’altra indipendente: quella di Tao è una vita (o meglio dire un’anima) divisa in due; e lo pseudonimo che si è scelto ne è la chiara conseguenza. Figlio artisticamente della musica degli anni ’60 e ‘70, presente sui palcoscenici e sulle strade dalla fine degli anni ’90 (pur avendo inciso il suo primo disco solo nel 2003), Tao ha collaborato con musicisti come Alberto Fortis e Garbo, facendosi apprezzare per il suo talento musicale e per la sua vena creativa.
A oggi forse la sua anima più conosciuta è quella legata al progetto “TAO Love Bus”: un pulmino Volkswagen T2 del 1974, rimesso a nuovo e usato per girare per le piazze, che ha portato dal 2007 lui e altri due musicisti (Giuseppe Fiori al basso e Luca Campagnari alla batteria) a fare più di 700 concerti, suonando anche due o tre volte al giorno, in più di 450 città fra Italia ed Europa, macinando 150.000 chilometri e fondendo due motori.
Ma Tao non è solo un rocker on the road, così dopo diversi anni pubblica un nuovo disco: Between Hope and Desperation. Un altro aspetto della sua anima dicotomica, visto che le dodici canzoni che ne compongono la track list si suddividono, come spiega lui stesso, in «6 originals e 6 rivisitazioni (non le considero infatti covers), che hanno come comune denominatore l’espressione di emozioni in bilico fra la speranza e la disperazione». Una della caratteristiche principali del disco è la scelta di arrangiare tutti i brani in modo “pulito”, dove gli strumenti e la voce hanno lo stesso peso, senza prevalere uno sull’altro. «Per quanto riguarda gli arrangiamenti ho preso come punti di riferimento l’ultimo Johnny Cash (quello prodotto da Rick Rubin) e le cose di Nick Drake, ma anche influenze derivate da Simon & Garfunkel, Crosby, Stills, Nash & Young, Springsteen, Beatles e gli Stones acustici. Poi l’uso del riverbero come un vero e proprio strumento (un po’ alla Brian Eno), del glockenspiel, dell’armonica a bocca (quasi come fosse un organo), di strumenti a percussione come la poltrona o la scrivania hanno reso particolare il risultato finale».
Questo è lo spirito musicale che Tao ha usato per costruire il disco che, come si diceva precedentemente, si compone di “6 originals e 6 rivisitazioni”; tra queste ultime troviamo brani famosi e altri poco conosciuti: There’s a place (Beatles), There Is a Light That Never Goes Out (The Smiths), The Day The World Turned Blue (Gene Vincent), Green, Green Grass of Home (Claude “Curly” Putman, Jr.), Hurt (Trent Reznor, ma conosciuta ai più nella versione di Johnny Cash), Blowin’ In The Wind (Bob Dylan). «Ho volutamente scelto di includere nel disco canzoni di altri poco conosciute in Italia, ma anche di confrontarmi con pezzoni di artisti cosmici. Mi è piaciuto unire due aspetti del mio carattere: l’amore per le perle nascoste e il coraggio / sfrontatezza / consapevolezza / incoscienza, nell’osare affrontare mostri sacri». Ma Tao non abbassa la qualità del disco neanche nei brani di sua composizione, così possiamo trovare una notevole dote di scrittura anche in pezzi come The Man In Blue, The Prisoner e Between Hope and Desperation, che non sfigurerebbero nel songbook di qualsiasi grande interprete anglossassone.
In conclusione della chiaccherata che Tao ci ha concesso per presentare il suo disco ci ha confidato: «Ho seguito fortemente la strada della spontaneità. E sento questo album molto vero, molto rock ‘n’ roll (pur senza distorsioni e urlazzi) e molto personale: un ragazzo senza età con la sua voce e le sue chitarre in una stanza senza tempo… ecco il mood di questo album». Insomma uno “spirito libero”, senza condizionamenti, e questo a volte non è sempre scontato nel mondo musicale.
Between Hope and Desperation
Tao
Taovox Records, distr. digitale Made in Etaly (www.madeinetaly.it)
