di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Da quando la forma canzone si è imposta nei gusti popolari, sempre più la relazione tra vita vissuta e musica ha trovato il modo di legare i ricordi. Spesso però associamo al brano per noi importante il cantante che l’ha portato al successo, come se ne fosse anche l’autore. Così pochi ricordano Carlo Donida Labati, pianista milanese che, dopo essersi diplomato al Conservatorio della sua città natale, decise di intraprendere la carriera di compositore di musica leggera, prima come arrangiatore per le Edizioni musicali Ricordi, e poi come autore in collaborazione con il paroliere Calibi, con cui scrisse Vecchio scarpone (interpretata da Gino Latilla). Nel 1960 avvenne l’incontro con Giulio Rapetti, autore insieme a lui di ben 126 canzoni, tra cui Romantico amore (cantata da Nicola Arigliano), Le colline sono in fiore (Wilma Goich), Uno dei tanti (Tony Dallara e Joe Sentieri). Nell’immensa produzione di Donida vale la pena ricordare anche brani come Gli occhi miei, La spada nel cuore e La compagnia. Le sue canzoni sono state interpretate da artisti quali Mina, Lucio Battisti, Vasco Rossi, Shirley Bassey, Chet Baker e Charles Aznavour.
In onore di Donida è stato creato un premio (arrivato quest’anno alla sua quinta edizione), che intende valorizzare i talenti nel campo della composizione musicale. Il prossimo 30 ottobre, dopo una serie di audizioni su tutto il territorio nazionale, i 10 finalisti selezionati, si esibiranno (presentando una cover) al Conservatorio Verdi di Milano, accompagnati dalla band ufficiale del Premio. Un ottimo esempio per ricordare un importante autore della musica italiana.
