di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Se siete tornati dalle vacanze, o vi accingete ad andarci, sicuramente troverete il modo di infilare nella valigia (se siete più “tecnologici”, nel vostro tablet) almeno un libro che parla di musica. Perciò ecco qui due proposte che pescano in generi diversi.
«Quella dei Van Der Graaf Generator è anche una storia italiana. […] Certamente il culto di questo gruppo, nato in seno al mainstream progressivo degli anni ’60 e ’70, si è fatto via via, nel procedere del tempo, sempre più sommerso e riservato». Così Michele Coralli spiega le premesse che l’hanno portato a pubblicare il libro Van Der Graaf Generator: discesa nel maelström progressivo (Stampa Alternativa, 2013, pag. 216, € 18,00). Ed è vero che la carriera dei VDGG fin dall’inizio è stata legata al nostro paese (più che alla loro patria, la Gran Bretagna), perché qui trovarono un pubblico particolarmente attento alla loro musica, ma è anche vero che lo stesso pubblico a un certo punto li abbandonò, quasi distruggendoli. Coralli dà molto risalto proprio all’aspetto musicale (inserendo piccole citazioni in pentagramma), così da far intendere al lettore meglio l’unicità della loro produzione. Ma il libro va oltre quest’aspetto e cerca di sviscerare il “mistero” di questo gruppo che ha sempre composto musica piena di contrappunti e contrasti timbrici, e che ha saputo farsi amare e odiare dal pubblico, ma che a distanza di più di 40 anni può permettersi di tornare a fare concerti, incantando ancora con il proprio suono.
Giorgio Gaber è certamente stato una delle figure più carismatiche, fastidiose e controverse del panorama artistico italiano. All’alba degli anni ’80 il signor G. dà alle stampe Io se fossi dio, lavoro rifiutato dalla casa discografica e contenente solo il pezzo omonimo; nel giro di poche settimane l’lp viene ritirato dai negozi e da allora non più ristampato, diventando così un disco “fantasma”. Prendendo spunto proprio da tutto questo Mario Bonanno, nel libro che porta lo stesso titolo del brano (Stampa Alternativa, 2013, pagg. 120, € 14,00) ripercorre la genesi del pezzo, la sua importanza di denuncia di un’Italia che già in quegli anni stava generando il disfacimento attuale. E nel raccontare questo Bonanno (che ne commenta il testo strofa per strofa) raccoglie testimonianze di persone vicine a Gaber, come Sandro Luporini, Sergio Saviane e Sergio Farina. Perché – come dice lo stesso Bonanno – «[…] è il disco più enfio, scomodo, irriverente, coraggioso, virulento, sincero, che Giorgio Gaber abbia mai prodotto». E forse, purtroppo, anche il meno ricordato.
