di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Il 3 giugno Enzo Jannacci avrebbe compiuto 79 anni. Era nato nel quartiere di Lambrate a Milano e al capoluogo lombardo legò tutta la sua vita dividendosi tra la professione di compositore e quella di medico, e avendo il padre come faro ispiratore nella sua vita. «I valori di Jannacci erano quelli di suo papà: l’altruismo, il rispetto e la dignità, e la figura di suo padre è stata molto importante nella sua vita. […] Al contrario di Gaber, Jannacci arrivava da una famiglia poverissima e l’esempio del padre è stato fondamentale, anche perché gli ha assicurato un futuro confortevole permettendogli di studiare al Conservatorio e di fare medicina, anche se poi era lo stesso Enzo che si pagava da solo gli studi universitari suonando la notte jazz».
Così lo scrittore e attore Andrea Pedrinelli racconta in prima persona il Jannacci che ha conosciuto. Pedrinelli intorno alla figura del musicista ha scritto il libro Roba Minima (mica tanto). Tutte le canzoni di Enzo Jannacci (Giunti Editore, pagg. 224, € 18), lo spettacolo teatrale Il saltimbanco e la luna, insieme alla cantante e autrice Susanna Parigi, e l’omonimo disco (Incipit, distr. Egea) che ne raccoglie alcune canzoni.
Pedrinelli conosceva bene Enzo per averlo frequentato e intervistato spesso, e lo si capisce da come lo stesso cantautore lo aveva esortato a continuare nella realizzazione dei suoi progetti: «Sono gratificato e commosso da quanto avete pensato di fare, andate avanti». E lo scrittore non si è fermato, portando su carta, palco e disco la storia di un uomo cantore di un epoca e che non si è mai sentito del tutto compreso.
Il libro di Pedrinelli analizza tutte le canzoni, arricchendone il commento con molti aneddoti, raccolti dall’autore intervistando lo stesso Jannacci ma anche personaggi a lui vicini, come Dario Fo, Enrico Intra, Franco Cerri, Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto. «Prima del libro è nata l’idea dello spettacolo teatrale, – ci spiega Pedrinelli – e Jannacci vi ha contribuito con quello che mi ha raccontato negli anni. Nelle interviste si partiva da una canzone e poi da lì il racconto si allargava a vari temi: genitori, valori, famiglia, guerra, censure… Ci sono stati tre anni di lavoro per lo spettacolo, che poi si è trasformato in un libro. Doveva essere una sorta di “libro bianco”, come quello dei Beatles, ogni canzone spiegata, come non si fa mai in Italia: considerando la musica leggera come patrimonio culturale del nostro paese, storicizzandola, per lasciarla in eredità a chi verrà dopo». Gli intenti di Pedrinelli sono onorevoli, e ancora più onorevole è la dedizione, da grande giornalista, al racconto, che rende il trittico (libro, spettacolo, disco) un omaggio non scontato, e ben riuscito, a un poeta popolare che ha raccontato la Milano – e l’Italia – delle fabbriche, dell’urbanizzazione del territorio e dell’animo umano.
