di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Dalla sua musica sono passati tutti quelli che prima o poi la strada del blues l’hanno incrociata. John Lee Hooker, classe 1917, è stato uno degli ultimi padri del blues che più si è avvicinato ai nostri giorni (pur essendo morto 15 anni fa). La sua produzione discografica conta quasi 100 album, ma mai come nel lontano 1989 il bluesman del Mississippi riuscì a farsi conoscere a un pubblico vasto sfondando i “confini” del blues. Già la sua straordinaria apparizione nel film The Blues Brothers (1980) l’aveva proiettato al di fuori del suo mondo, ma con l’album The Healer la consacrazione fu mondiale. Fin dall’inizio questo album (che contiene per la maggior parte duetti) esula molto dall’“Urban Blues”, cifra stilistica che sempre ha contradistinto Hooker, e si posiziona in un’ambiente più rock. Infatti insieme al bluesman troviamo star come Carlos Santana, Bonnie Raitt, Los Lobos, che provengono da altri generi. Ma anche “compagni di blues” come Robert Cray, Charlie Musselwhite, George Thorogood e i Canned Heat, che portano il sound del disco verso sonorità più vicine al rock blues. Anche se un po’ datato The Healer rimane ancora un album di riferimento.

The Healer
John Lee Hooker
Chameleon / Silverstone Record, 1989