di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Quando siete in presenza di Ali Farka Touré e Toumani Diabaté, non tirate in ballo il blues per spiegare la loro musica, potrebbero rispondervi, un po’ seccati, che non fanno blues; che le loro tradizioni sono nate molto prima, e che le basi e l’origine di esse si perdono nella notte dei tempi. Ma, ascoltando In the Heart of the Moon, onestamente un accostamento alla musica delle piantagioni viene spontaneo, anche se nel sound del duo maliano c’è molto di più. Questo album arriva dopo cinque anni di silenzio sia da parte di Touré che di Diabaté, ma soprattutto giunge inaspettato.
I due artisti africani si erano ritrovati soltanto per incidere un pezzo, poi la loro esuberante creatività e, più di tutto, la condivisione di un patrimonio musicale (pur essendo di due etnie diverse: Touré è songhai e Diabaté invece mandengue) li ha portati a registrare dodici brani, abbastanza per un disco intero. In tre sole sessioni, di due ore ciascuna, a Bamako sulle rive del fiume Niger, presso l’Hotel Mandé, è nato questo disco incantevole, che corona l’incontro tra Ali Farka Touré, il più famoso chitarrista maliano, e Toumani Diabaté, il più grande e virtuoso suonatore di kora. Insieme a loro troviamo (ma è una presenza poco invadente) artisti quali Ry e Joachim Cooder e il cubano Orlando “Cachaito” Lopez; ma la forza espressiva dell’album si fonda totalmente sul mirabile intreccio delle atmosfere che riescono a ricreare i due musicisti del Mali; una trama che dà nuovo “tessuto” ad alcuni brani della tradizione mandengue e ad altri tratti dal loro repertorio.

In the Heart of the Moon
Ali Farka Touré & Toumani Diabaté
World Circuit, distr. Ird