di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

È facile, in questi anni tragici, parlare di Dio ed essere fraintesi, per poi trovarsi associati a una o all’altra “fazione”. «In un periodo», sostiene Moni Ovadia «in cui, da Bush a Bin Laden, sono continui i richiami a un Dio vendicatore, che con la spada fiammeggiante fa giustizia sommaria dei cattivi e degli infedeli, io canto un Dio assente, uso il canto come dialogo intimo con l’urgenza del divino». Forse è proprio questo il punto di partenza per comprendere Kavanàh (che significa “partecipazione” al canto), il nuovo lavoro discografico dell’artista di origine bulgara, che segna anche il primo atto della Moni Ovadia Collection, che intende raccogliere l’intero repertorio musicale del suo straordinario percorso artistico, e che sarà edita dalla neonata etichetta bolognese Promo Music. Al centro di questo album troviamo la musica sacra della tradizione ebraica, riletta e riattualizzata, ponendo innanzitutto come protagonista la cantoralità per sinagoga.
In effetti Kavanàh pone l’ascoltatore davanti a una sorta di “celebrazione”, con una solennità quasi da funzione religiosa, che nel canto trova la sua espressione primordiale. Ma è una “messa” privata in cui il contatto tra l’uomo e il supremo non può che avvenire attraverso la parola e la musica: «Lo strumento della creazione è la voce dell’Onnipotente: “Disse luce e luce fu”», come spiega l’attore – cantante. «[…] I maestri della cabalàh, la mistica ebraica, osservano che la prima parola della Torah, “in principio” – bereshit in ebraico – contiene uno straordinario anagramma: taev shir, voluttà di un canto. […] I cabalisti ci segnalano anche che l’ultima parola del pentateuco, la legge biblica, israel, contiene un ulteriore potente anagramma: shir el, canto a Dio». La cantoralità ebraica presentata da Moni Ovadia ci porta così a comprendere meglio il bisogno della divinità come interlocutore e ci permette di viaggiare nei territori profondi dell’anima umana, dove le pulsioni primarie e le strutture profonde del sentimento trovano sfogo. Un plauso ulteriore anche ai dieci straordinari musicisti che accompagnano Moni Ovadia in questo lavoro e che, sotto la direzione di Emilio Vallorani (presente anche come autore in alcuni brani), costruiscono un pathos musicale che ben si combina con la “partecipazione” al canto.

Kavanàh
Moni Ovadia
Promo Music, distr. Egea