di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Per alcuni le vacanze estive possono essere fonte di stress: preparativi, code, caldo, imprevisti. Per altri sono solo un momento di riposo lontano dal caos del resto dell’anno. Per altri ancora invece sono una necessità: voglia di conoscere, di visitare nuovi luoghi, il gusto dell’avventura e l’incontro con popoli e culture diverse. Ma sostanzialmente la maggior parte delle persone parte per le vacanze estive portandosi la propria musica come compagna di percorso. In questo ultimo decennio si è assistito alla pubblicazione sempre più frequente di album di artisti che cercano nella musica strumentale nuove vie d’espressione artistica, pur non avendo velleità “classiche”. In questo genere possiamo ascrivere quattro cd usciti da poco tempo: Green di Hank Roberts (Winter & Winter, distr. Edel), Orpheus di Andrea Ceccomori (Rara/KeySound, distr. Ph Music Work), We Were Trees di Giovanni Sollima (Sony-Bmg Music, distr. Sony-Bmg), Colori di Mauro Grossi (Philology, distr. Ird).
Il primo disco presenta il ritorno dopo parecchi anni di assenza del violoncellista jazz statunitense, che in compagnia di Marc Ducret (alla chitarra elettrica e acustica) e Jim Black (alla batteria), disegna scenari sonori che evocano il folk Usa e le danze degli indiani d’America con forti elementi di jazz e rock’n’roll, sempre suonati stando attenti a prediligere un tipo d’improvvisazione mai scontata. Il flautista Andrea Ceccomori propone con Orpheus, in modo tutto personale, una serie di brani che cercano di oltrepassare il concetto di “contaminazione”, creando un crossover tra stili e atmosfere musicali che si fondono in sonorità che, sfiorando il concetto di musica contemporanea, la sfumano con l’elettronica e un’improvvisazione coinvolgente e mai invadente. Al progetto hanno collaborato diversi musicisti, tra cui il sassofonista Javier Girotto e il bassista Marco Maniscalco.
Giovanni Sollima non ha bisogno di presentazioni: è forse oggi uno dei compositori che riscuotono più successo tra il grande pubblico. Infatti il violoncellista siciliano, tra i progetti classici con Yo-Yo Ma e Riccardo Muti (che gli hanno commissionato due nuovi brani), quelli cinematografici (l’ultimo con Wim Wenders per le musiche di Palermo shooting), e quelli teatrali (con Bob Wilson, Carolyn Carlson e altri ancora), ha il tempo di pubblicare questo disco che riunisce quattro “racconti” formati da tredici brani musicali, che ancora una volta dimostrano la sua capacità d’inventare melodie e sonorità che vanno oltre l’evocazione, coinvolgendo a pieno l’ascoltatore (come nel pezzo Yet Can I Hear con Patti Smith). Sollima in questo cd si fa accompagnare dal gruppo berlinese Solistenensemble Kaleidoskop e dedica una serie di brani (dal titolo L.B. Files) a Luigi Boccherini.
In Colori di Mauro Grossi troviamo invece un approccio ai brani strumentali in cui la vena jazzistica prevale su quella più “classica”. In esso il pianoforte solo del musicista livornese si sofferma su un linguaggio sonoro in cui sapori barocchi, latini, pop e yiddish si amalgamano in un unico affresco che non delude mai l’ascoltatore, come in Tristaura (omaggio a Lennie Tristano), A Salty Dog (cover del celebre brano dei Procol Harum) e Inverno 1971 (brano originale ispirato alla vita di un luna park di periferia in quegli anni).