di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Dietro a uno dei capolavori dei Rolling Stones c’è la storia di una fuga. Ma anche quella di un’estate dove il motto “sex, drug e rock’n’roll” ha trovato viva applicazione, senza essere solo uno slogan. Gli Stones scappavano dal fisco britannico che pretendeva da loro il pagamento di tasse sempre più esose. Trovarono rifugio nel sud della Francia e iniziarono a registrare nuovi pezzi soggiornando nella casa presa in affitto da Keith Richards a Villefranche-sur-Mer, vicino a Nizza. Così nell’estate del 1971 le cantine di quella stupenda (e immensa) residenza divennero il punto di passaggio di innumerevoli musicisti, tra cui Gram Parsons, Bobby Keys, Nicky Hopkins, che senza soluzione di continuità, per molti mesi suonarono a ogni ora, puntualmente registrati da chi in quel momento stava al banco di regia. Il risultato è un album doppio dove non sono presenti grandi hit, come in altri dischi, ma pezzi che atti a celebrare il più grande mito per gli Stones: l’America. «La cosa più grande che ha fatto l’America in questo secolo è stata la sua musica», parola di Keith Richards. Nei 18 brani del disco c’è country, blues, gospel, rockabilly, rock’n’roll, presentati attraverso una ruvidezza e una sporcizia sonora unica; che rende il disco una celebrazione della musica anni ’70 e di uno stile di vita.
Exile On Main Street
The Rolling Stones
Rolling Stones Records/Atlantic Records, 1972
