di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Di certo non coinvolgerà la stessa platea, per numero e interesse, di quando l’allenatore della Nazionale seleziona i giocatori per un mondiale. Ma fidatevi, non ci andiamo molto lontano. Succede per pochi artisti… o forse solo per lui. Bruce Springsteen pubblica un nuovo disco e chiunque si sente “commissario tecnico”; e con l’avvento del web si moltiplica chi si sente in diritto di dire la sua, con risultati dettati più da un astio e da una militanza becera, che rasenta quella calcistica, che da un’analisi ponderata. Sta di fatto che Springsteen torna a pubblicare un disco di ottima fattura, dopo qualche precedente opera poco illuminata. Lo fa lasciando da parte la sua band e concependo un disco in “solitaria”. Nulla a che vedere con il capolavoro che fu Nebraska (dove registrò completamente da solo), qui il songwriter si fa aiutare da pochi musicisti e dal supporto di Ron Aniello (anche alla co-produzione), e alla scelta di utilizzare (a volte in maniera eccessiva) il supporto degli archi per rendere meno cupa l’ambientazione dei brani.
In effetti in Western Stars i personaggi che lo popolano sono B-man inseriti in una scenografia da B-movie, che si muovono tra il Jersey Shore e il sud della California. Gli scenari dei pezzi sono quelli a lui sempre cari: le autostrade che sembrano senza fine, gli sconfinati deserti; luoghi dove solo l’aspettativa di qualcosa di migliore può aiutarti. Luoghi non sono più popolati da ragazzi e uomini pronti a correre per fuggire, ma da personaggi soli alla ricerca di un senso di comunità, dove l’importanza della casa e della speranza sono dei valori da conquistare. Così in questo “viaggio” malinconico Springsteen inserisce stuntman acciaccati, camionisti senza una meta, autostoppisti, vecchi attori hollywoodiani, amanti persi. Negli arrangiamenti fa uso di una stratificazione di suoni che porta alla memoria colonne sonore di vecchi film, e artisti come Roy Orbinson, Jimmy Webb, Harry Nilsson e Burt Bacharach. Inoltre fa sfoggio di una voce curata nei minimi particolari: corretta nella dizione e nell’intonazione, come mai prima aveva fatto. Western Stars non è un disco immediato, è spiazzante. È il disco di un uomo più che maturo, che fa i conti con la sua epoca (perciò politico!). Consapevole che il sogno americano ormai è finito.
Western Stars
Bruce Springsteen
Columbia/Sony Music (Sony), 2019
