di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
La musica passa anche dall’immagine. Si pensi solo a come avremmo idealizzato Robert Johnson soltanto ascoltando i brani che ha inciso. Invece quelle sue due fotografie ci hanno dato un volto. Con l’avvento della fotografia il legame tra figura e suono si è fatto sempre più stretto. L’artista si è “iconizzato” legando la sua produzione sonora sempre più al suo aspetto. Poi la fotografia digitale ha trasformato tutti in “moltiplicatori” seriali, popolando i concerti di presunti cercatori di “scalpi visivi”, credendo così di poter essere tutti geni dell’arte visuale. Pochissimi però hanno il tocco di “fissare” le onde sonore su pellicola, quasi imprimendo su di essa una “terza dimensione”. Di certo uno di questi “maghi” è Guido Harari, uno dei fotografi italiani più famosi al mondo, che ha avuto l’occasione di immortalare (onstage e backstage) tutti i più grandi artisti della musica, che grazie anche a lui hanno trovato popolarità. Di lui Lou Reed confessava: «Sono sempre felice di farmi fotografare da Guido. So che le sue saranno immagini musicali, piene di poesia e di sentimento».
Parole che a pieno descrivono l’arte di Harari. Quella capacità che deve aver percepito Fabrizio De André (uno certamente non propenso a concedersi più di tanto), nel permettergli, per quasi 20 anni, di seguirlo nelle sue tournée. Ed è proprio lo stesso tempo che si frappone tra la morte del cantautore ligure (avvenuta l’11 gennaio 1999) e la pubblicazione del libro fotografico (ma anche pieno di testimonianze scritte) che racchiude integralmente l’archivio degli scatti di Harari. Un volume dove accanto a immagini famose si possono vedere foto inedite, alcune quasi “rubate” all’intimità dell’artista. Ad accompagnare il racconto per immagini, De André parla in prima persona attraverso alcuni estratti delle interviste che lo stesso Harari aveva realizzato. Per descrivere al meglio la magia che si può vedere in questo libro, basta affidarsi alle parole di Fernanda Pivano: «Che dolore pensare che foto così non se ne potranno fare più […]. Chissà che cosa avevi in mente, Guido, per stregarci tutti così, inchiodarci così alle emozioni, alla passione di queste immagini che non possiamo vedere senza tremare, senza desiderare che ce ne siano altre, tante, miliardi, quante sono le stelle meno splendenti di Fabrizio».
Fabrizio De André. Sguardi randagi.
Le fotografie di Guido Harari
Rizzoli, 2018, pagg. 256, € 45,00
