di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Ci sono temi che, non si sa per quale motivo, per parecchio tempo in Italia hanno coinvolto solo una manciata di studiosi e pochi appassionati. Eppure la musica che oggi viene definita Prewar Folk è stata seminale per stili che in seguito prenderanno il nome di blues e country, e che influenzeranno poi gran parte della popular music moderna. Infatti con questo termine si intende quel genere di sonorità rurali del sud degli Stati Uniti che abbracciano i decenni che vanno dalle prime registrazioni su disco fino agli albori della Seconda Guerra Mondiale. Un periodo di estrema vivacità discografica (soprattutto quelli a cavallo tra gli anni ’20 e ’30) che oggi viene riproposto sempre più spesso in stupende antologie. A far da supporto ai cd ristampati da diversi editori statunitensi si affianca il preziosissimo libro di Stefano Isidoro Bianchi che, senza avere le pretese di essere un’opera esaustiva, ci introduce nel mondo del “folk in bianco e nero” dove artisti più o meno conosciuti, con la loro musica (a volte molto ingenua, ma sempre ricca di spunti storici e culturali), hanno creato il terreno fertile per la perpetuazione di sonorità arcaiche e la nascita di generi musicali che in seguito sono diventati di massa. Quello del Prewar Folk è un mondo popolato da personaggi di tutti i tipi: eccentriche dive e poveri diseredati, contadini e professionisti, vagabondi, avventurieri e ciarlatani; insomma le figure tipiche di una nazione che nel giro di pochi decenni, affondando e risollevandosi, sarebbe diventata influente per tutto il resto del mondo. Prewar Folk Stefano Isidoro Bianchi Camucia, Tuttle Edizioni, 2007 € 13,00
