di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

La provincia statunitense è sempre stata un terreno fertile per la nascita e lo sviluppo della musica popolare. Dal blues al folk molta ispirazione, non solo musicale, proveniva dalle campagne e dalle “città secondarie”, influendo in modo determinante su musicisti come Woody Guthrie e Pete Seeger. Ma gli Stati Uniti fuori dalle metropoli è sempre stato un mondo a parte. Aprendo il libro E i loro figli dopo di loro si viene subito colpiti, prima ancora di trovare le consuete pagine con titolo, autore, editore, da una serie di fotografie in bianco e nero; subito dopo ci si ritrova, in anticipo sulla premessa e la presentazione, nel breve racconto della vita sognante ma tragica di Maggie Louise.
Un inizio senza compromessi per raccontare una realtà che sembra lontana nel tempo, e che invece si ripete ancora. Ma questo è per certi versi un libro “diverso” già nel progetto: quello di tornare dopo cinquant’anni negli stessi luoghi visitati dallo scrittore James Agee e dal fotografo Walker Evans. Inviati nel 1936 (negli anni del New Deal e qualche anno dopo la Grande Depressione) dalla rivista statunitense Fortune nelle regioni cotoniere dell’Alabama per raccontare ai propri lettori la povertà in cui vivevano i contadini, tornarono con un servizio così scovolgente nella cronaca scritta e fotografica che l’editore decise di non pubblicare più nulla; ma fortunatamente il tutto divenne nel 1941 un libro (Sia lode ora a uomini di fama) apprezzatissimo dalla critica di quegli anni, divenuto un capolavoro pionieristico del giornalismo di denuncia a sfondo sociale. Appresa la lezione di Agee ed Evans, Dale Maharidge e Michael Williamson (giornalista e fotografo rispettivamente) hanno voluto capire cosa potesse essere cambiato da allora; così sono ritornati, verso la metà degli anni’80, nei medesimi luoghi per cercare i sopravvissuti e i discendenti delle famiglie che furono intervistate ai tempi. Poco sembra essere mutato: le case e le baracche se non sono crollate hanno subito leggeri ritocchi, piccoli boschi hanno preso il posto dei campi di cotone e le insegne dei drug store illuminano le stesse strade di allora. Ma ancora di più è immutata la desolazione interiore degli abitanti che, liberatisi dalla schiavitù della coltivazione del cotone, non hanno avuto modo e forza di trovare un’occasione di riscatto, anche perché costretti a un livello d’istruzione mediocre e a condizioni lavorative vicine allo sfruttamento. Come le canzoni di Woody Guthrie, che in modo fotografico raccontano le cronache della “povera gente” in cerca di un recupero sociale, anche questo libro parla delle stesse persone che pur vivendo nel “grande impero”, contribuendo al suo sostentamento, in esso non possono contare per crescere.

E i loro figli dopo di loro
Dale Maharidge e Michael Williamson
Il Saggiatore, 2007, € 28,00