di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Non fatevi ingannare dall’etichetta con cui esordisce questo cantante e chitarrista americano: tra il jazz della Blue Note e il sound di Amos Lee la parentela è lontana. Prodotto da Lee Alexander (già dietro al successo di Norah Jones) il cantante di Philadelphia si muove in un ambito più vicino ai suoni cantautoriali che alla musica d’improvvisazione. Le radici di Amos sono fondate sul soul di Stevie Wonder e Bill Withers e il folk di John Prine e Dave Van Ronk; da questo incontro nasce così una commistione insolita tra i due generi: una specie di miscela tra l’anima nera e quella bianca.
Il lato folk di Lee è ben espresso dall’agile modo di suonare la chitarra acustica, mentre il soul esce dalla poesia dei testi, dal modo di porgere la voce (molto easygoing, familiare) e dall’uso dell’organo Hammond B3 (suonato da Devin Greenwood). Fin dal brano d’apertura (Keep It Loose, Keep It Tight, con l’accompagnamento al piano della Jones) la poetica sonora di Amos colpisce l’ascoltatore, che trova poi nella tenera ballad Arms Of A Woman, nel country-folk di Bottom Of The Barrel e nella funkeggiante Give It Up i momenti più intensi.

Amos Lee
Amos Lee
Blue Note, distr. Emi, 2005