di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Forse è esagerato dire che OK Computer è il disco che fa da cerniera tra due secoli, ma di certo ha contribuito a traghettare le esperienze del XX secolo verso nuove prospettive sonore. Non è strano che questo ruolo, in parte, sia toccato al gruppo inglese dei Radiohead, che da sempre si è distinto nel pubblicare album molto differenti l’uno dall’altro. Fino ad allora la notorietà era arrivata solo con il brano pop Creep, ma già da lì si intuiva il “seme” di una insofferenza verso i suoni e la società di fine anni ’90. Infatti i testi scritti da Thom Yorke (voce e leader della band) rispecchiano il vissuto quotidiano e le suggestioni di fine millennio. Se si può definire il disco in un’unica parola, bisognerebbe scegliere: alienazione. Ben caratterizzata dalle scelte musicali: nell’album si fa largo uso di rumori provenienti dal mondo moderno, sovraincisioni, tanta elettronica e loop informatici. Ma il disco risente della passione che Jonny Greenwood, il chitarrista solista del gruppo, ha per la musica colta contemporanea. Altra caratteristica peculiare del disco è quella di essere un “unicum”: 53 minuti di musica da ascoltare senza soluzione di continuità. Pur avendo nei brani Paranoid Android, Karma Police e Lucky, le “vette” migliori.

OK Computer
Radiohead
Parlophone / Emi, 1997