di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Sembrava che la stagione del rock militante (o combat rock) fosse ormai dimenticata e che i gruppi che ancora si ostinavano a percorrere quella strada fossero dei fossili, ormai non più appetibili per il mercato. Ma l’esempio dei Gang e del loro ultimo lavoro ribalta questa visione, ponendo il combat rock e le produzioni indipendenti nella casella dei “vincenti”.
I fratelli marchigiani Sandro e Marino Severini hanno fondato la band nel 1984, e nel giro di pochi anni sono riusciti a crearsi una solida fama, soprattutto per i loro intensi concerti e le tematiche sociali dei loro brani. Ora, a distanza di quasi 15 anni dal loro ultimo disco di inediti, ritornano con un lavoro sorprendente: a partire dalla sua genesi, legata al massiccio apporto finanziario, affluito alla band dai propri sostenitori attraverso il crowdfunding, di quasi dieci volte la somma necessaria. Questo ha dato modo di coinvolgere Jono Manson come produttore, oltre ad alcuni validissimi musicisti italiani (Marzio Del Testa e Charlie Cinelli), internazionali (tra cui Craig Dreyer, Barry Danielian, Garth Hudson e Clark Gayton) e l’Orchestra Pergolesi, diretta dal Maestro Stefano Campolucci. Da questi presupposti nasce e si sviluppa Sangue e cenere, un disco che fa trasparire la completezza compositiva, sia dal punto di vista dei testi che della musica, raggiunta dai fratelli Severini, che non si fanno condizionare dalla caduta delle ideologie, ma che al contrario rivendicano in modo deciso le loro idee di libertà, uguaglianza e giustizia. Un disco militante orientato a sinistra, dove lo spirito critico è centrale, sia che si parli di politica, spiritualità o affetti. Le tematiche presenti nel disco sono veramente parecchie: l’affresco cupo e rabbioso della nostra società della title track, l’esaltazione della resistenza (Alle barricate), il racconto di episodi della guerra dell’ex Jugoslavia (Gli angeli di Novi Sad e Più forte della morte è l’amore), l’uccisione vile e politica di due ragazzi (Perché Fausto e Iaio?), le morti sul lavoro (Non finisce qui), le stragi dell’immigrazione (Marenostro), l’intimità degli affetti (Mia figlia ha le ali leggere). Il tutto legato da arrangiamenti che variano dal rock più intenso al folk, travalicando nel gospel e in accenni etnici.Sangue e cenere è un album che ancora una volta dimostra di quanta bravura e competenza gli artisti italiani, svincolati dalle logiche industriali, siano capaci.

Sangue e cenere
Gang
Rumble Beat Records