di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Quando la sontuosa limousine si accostò davanti al piccolo locale di Dublino, tutti speravano di veder arrivare Wilson Pickett; e ancora di più si illudevano i Commitments, piccola band che quella sera si stava esibendo in un inaspettato concerto sold out. Fino all’ultimo, il desiderio che il loro idolo salisse con loro sul palco era stato il motore che li aveva tenuti insieme. Ora l’attesa è definitivamente svanita: il 19 gennaio scorso, in una clinica di Reston (Virginia), un attacco cardiaco ha interrotto la carriera di Wilson Pickett.
Nato il 18 marzo 1941 a Prattville (Alabama), si trasferì presto a Detroit, e come molti cantanti afroamericani iniziò a esibirsi in un coro gospel. Il debutto arrivò nel 1960 quando entrò a far parte dei Falcons (un gruppo vocale in cui militava anche Eddie Floyd). Quasi subito gli furono affidate le funzioni di leader, come nel brano I Found A Love che lo fece conoscere nell’ambiente discografico. Snobbato in un primo tempo dalle etichette più importanti, Pickett incise per la Double L, riscuotendo un discreto successo, così da far cambiare idea ai vertici dell’Atlantic. Ebbe modo così di andare a incidere a New York e Memphis, e questo gli permise di entrare in contatto con realtà musicali diverse dal sound di Detroit. Sostenuto da una voce “selvaggia” e da un senso del ritmo particolarissimo, in breve tempo riuscì a infilare una serie di successi. Nel 1965 incide In The Midnight Hour, il brano che lo fece conoscere al grande pubblico, valicando anche i “confini” del colore della pelle.

Questo fu il punto di partenza: nel 1966 entra in sala di registrazione e uno dopo l’altro pubblica 634-5789, Land of 1000 Dances e Mustang Sally. Poi nel 1967 sforna il suo “capolavoro”: riprendendo un brano già inciso da Salomon Burke inventa una versione strabiliante di Everybody Needs Somebody To Love (che tredici anni più tardi diventerà un brano “cult” nella travolgente versione di John Belushi e Dan Aykroyd nel film The Blues Brothers di John Landis).
L’enorme popolarità raggiunta permise a Wilson di trovare il successo anche oltreoceano, esibendosi anche per due volte a Sanremo: nel 1968 in coppia con Fausto Leali (con Deborah) e l’anno successivo con Lucio Battisti (con Un’avventura).
Con l’inizio degli anni ’70, l’appannamento della sua vena creativa e un carattere un po’ turbolento (fu sopprannominato wicked, malvagio), la carriera di Pickett iniziò a non splendere più come prima. Ebbe modo di piazzare ancora qualche hit in classifica, ma non più supportato dalle intuizioni dei primi anni. Nel 1991 gli fu tributato l’onore dell’inserimento nella Hall of Fame, riconoscendogli il merito, insieme ad altri artisti, di aver dato linfa vitale alla musica soul e rhythm‘n’blues, facendola diventare internazionale.