di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Ribaltiamo quello che potrebbe essere la giusta sequenza di priorità dei protagonisti. Certamente tra i Doors e Greil Marcus i primi sono universalmente più conosciuti e hanno sconvolto con la loro musica “peccaminosa” le notti di innumerevoli giovani (e non) dalla fine degli anni ’60 in poi. Marcus però nel campo del giornalismo musicale è stato un innovatore altrettanto importante, che ha saputo leggere, e ancora lo fa, le varie stagioni della musica, con un’ottica diversa da tutti gli altri.
Nato a San Francisco nel 1945, dopo essersi laureato in scienze politiche a Berkeley (California), Greil ha seguito dalla metà degli anni ’60 la scena musicale statunitense, divenendo corrispondente e critico, prima per Rolling Stone, poi per Creem, The Village Voice e Artforum. In seguito decise di dedicarsi alla scrittura di libri, ed è infatti attraverso i suoi saggi che Marcus ha rivoluzionato le dinamiche della critica musicale; ponendo la musica rock in una cornice culturale e politica molto più ampia di quanto fosse in uso nel giornalismo tradizionale. I suoi volumi più rappresentativi sono Mystery Train (1975), in cui riuscì a ridefinire i parametri della critica musicale attraverso l’analisi del rock nel contesto degli archetipi culturali americani, e Lipstick Traces (1989), dove il rock viene presentato come fenomeno culturale “transtorico”, dando una lettura particolare del Novecento, dal dadaismo ai situazionisti, dai movimenti eretici ai Sex Pistols.
Greil però non è solo un “sociologo della musica” ma anche un fine narratore delle cronache del rock e delle sue icone; così dopo Bob Dylan, Elvis Presley e Van Morrison, la sua attenzione si sposta sui Doors, la band statunitense che seppe dimostrare che, al di là del movimento hippy e del Flower Power, c’erano violenza e passioni rivoluzionarie. Scegliendo come spunto alcune canzoni tratte da album, live e bootleg, Marcus racconta diversi aspetti della loro carriera, spingendosi oltre al mito e il culto di Jim Morrison, senza farsi condizionare dalla facile santificazione, andando anche controccorrente con giudizi risoluti. A commento di questo libro il Washington Post scrive: «Marcus possiede l’abilità di farci da guida in posti che pensiamo di conoscere già alla perfezione. È proprio questo a renderlo uno dei maggiori scrittori di musica che siano mai esistiti, e a rendere questo libro assolutamente da leggere, che i Doors vi piacciano o no». Non c’è bisogno di altre parole.

The Doors. Cinque anni di musica e parole
Greil Marcus
Odoya, 2012 pagg. 208, € 16,00