di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net – Speaker’s Corner)

Immaginate di tornare a casa, magari in una tiepida serata estiva, e di posteggiare la vostra automobile nel vialetto adiacente il giardino. Lo so che per chi abita in città questo non è normale, ma magari può capitare, anche in una zona periferica, che scesi dalla macchina, prima di entrare nell’appartamento riusciate a sentire grilli, cicale e magari una calma apparente che riesca a farvi staccare per qualche secondo la spina. L’attimo dopo, aperta la porta di casa, vi trovate nel vostro mondo, quello che in qualche modo avete cercato di costruire intorno alle vostre esigenze e ai vostri gusti, cioè l’ambiente che in quel momento più vi rappresenta.
Ed è proprio così che suona il nuovo album di Luciano Ligabue, dove i mobili, i ricordi e gli spazi sono quelli abituali, ma nel contempo hanno muri vuoti pronti a ospitare sensazioni nuove. La musica del rocker emiliano è sempre quella, come il comò che erediti dai nonni o dai genitori, che puoi restaurare rimettendolo a nuovo, ma la struttura rimane la stessa. E quando entri in casa, e lo vedi, senti che quel mobile è il legame con il tuo passato, ma nel contempo, se tenuto bene, è qualcosa che puoi trammandare alle generazioni future.
Presentando Nome e cognome Ligabue afferma: «è un disco ricco di colori ma, nel suo profondo, semplicemente e classicamente rock; basso, chitarre e batteria, con pochissimo spazio per le tastiere»; nella pura tradizione dell’artista di Correggio. Questa essenzialità di strumentazione la si ritrova anche nei testi, dove pochi versi servono a delineare sensazioni e tracce di vita. Per spiegare al meglio l’album Ligabue aggiunge: «Sono d’accordo con chi dice che ogni artista, quando si esprime, disegna il proprio autoritratto. È un autoritratto “interno”, l’autoscatto della propria anima. […] Eccola allora la mia fototessera. Quella di questo momento. Quella che si mescola con tutte le altre finite nella copertina del disco. E ognuna di queste ha Nome e Cognome».
In questo album Ligabue torna su alcune tematiche (come nei brani Il giorno dei giorni o Happy hour) già affrontate nei lavori precedenti (e questo è il passato che puoi trovare nella “casa”), ma nel frattempo lo fa cercando prospettive nuove, facendosi trascinare dal vissuto e dalle speranze di un uomo comune. Aspettative che passano inevitabilmente dalle gioie e dai dolori della vita; come una qualsiasi persona che si trova immerso nei suoi pensieri una sera rientrando nel proprio appartamento. Così Lettera a G. parla della scomparsa di un caro, È più forte di me della voglia di una donna che in quel momento è con un altro, Vivere a orecchio dell’ambizione di affrontare il futuro “senza spartiti o ricette prescritte da altri”.
Un altro tema centrale del disco è l’omaggio all’universo femminile: oltre che nel già citato Il giorno dei giorni, dove il rocker associa la donna alle cose positive e negative del mondo, Ligabue dedica un brano (Le donne lo sanno) alla superiorità del “sesso debole” (?!?) e al loro modo di frequentare mondi che il genere maschile non sa neanche che esistono.
Nome e cognome è un ottimo disco (suonato da un manipolo di musicisti in modo perfetto e coinvolgente), forse sporcato solo dai due brani d’apertura, che risultano un po’ troppo “convenzionali”, che però successivamente riesce a costruire una complicità di sentimenti tra l’artista e l’ascoltatore, arrivando a una fine sospesa, come se la “casa/pensiero” del musicista non vosse ancora del tutta “arredata”.

Nome e cognome
Ligabue
Warner Bros., 2005