di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Figlio di padre italiano e madre inglese, vissuto a Londra ma parigino d’adozione, Piers Faccini esordisce con Leave No Trace, portando in musica l’essenzialità della sua pittura, fatta di panorami segnati da pochi elementi, nitidi e quasi sospesi nel tempo. Perché in effetti Faccini è un artista figurativo anche quando compone canzoni.
Attraverso un linguaggio musicale semplice, con liriche tutte in inglese (a volte ridotte al minimo indispensabile), il cantautore angloitaliano produce dei climi sonori quasi pennellati (come nel brano d’apertura Where Angels Fly oppure in Catch a Flame o ancora in Silver Light). In bilico tra Nick Drake, il folk jazz anni ’60 e i francesi Overhead, con un uso moderato e sapiente (anche grazie al produttore, arrangiatore e violoncellista Vincent Segal) di chitarre, celli, batteria, percussioni, Faccini crea un disco dall’anima elettro-acustica di facile ascolto, ma non banale.
Leave No Trace
Piers Faccini
Label Blue, distr. Ird
