di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Espulso da tutte le reti televisive ‘in chiaro’ (per la sua graffiante satira contro Berlusconi), Daniele Luttazzi pubblica Money for dope, il suo primo album: lo score di un musical elegiaco (come lo stesso attore lo definisce), scritto nell’arco di quasi vent’anni e interamente in inglese.
Questo disco non è un sfizio da attore stanco, ma un vero e proprio concept album, in cui il protagonista, un diciotenne, narra in dieci ‘quadri’ la vicenda d’amore tra lui e una ragazza molto fragile, che la droga porterà alla morte. Ambientato nella seconda metà degli anni ’70 Luttazzi racconta l’innamoramento, il rapporto tra i ragazzi, la fuga di lei e l’incontro con la droga, la disperazione per la fine dell’amore, la morte finale e la presa di coscienza di una gioventù spazzata via dall’eroina. Sonorità new-wave alla Talking Head (Silence), trombe funky e basso stile Motown (Make your mother sigh) e dark ballad alla Joy Division (Money for dope), fanno da sfondo alla narrazione. Il tutto cantato con una voce ironica e duttile, che ben interpreta le sfumature emotive adolescenziali.
Raccontando la sua generazione Luttazzi scava in anni bui, ma posa anche l’accento su ‘vizi’ ancora attuali, come il menefreghismo di certe persone che per il quieto vivere, fingono di non accorgersi di quello che accade sotto casa.

Money For Dope
Daniele Luttazzi
Krassner Entertainment (Virgin Music), 2005