di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Il nero, le atmosfere dark e la scelta di sonorità che bene si accompagnano a panorami grigi e malinconici: questa è la cifra stilistica della cantante tedesca Andrea Schroeder, al suo secondo album Where The Wild Oceans End. Dotata di una voce scura, tenebrosa (che ricorda altre due sue connazionali, Marlene Dietrich e Nico), la Schroeder, che fino a pochi anni fa faceva la modella, confeziona un disco che riporta alla memoria il fascino irrequieto degli anni della decadenza mitteleuropea, in cui i colori dell’immaginazione erano il bianco e nero.
Ad alimentare questa suggestione aiuta anche la scelta di arrangiamenti orientati al folk acustico che conducono a momenti elettrici, che pur sempre mantengono i “colori” sonori verso tinte gotiche. I testi della Schroeder seguono lo stesso canovaccio dark (risultando a volte fin troppo semplici), e lo si evince anche solo dal piccolo sfoglio dei titoli: Dead Man’s Eyes, Ghosts of Berlin, Where The Wild Oceans End, Walk into the Silence. In aggiunta a tutto questo si può trovare anche la versione in lingua tedesca del brano Heroes (divenuto qui Helden) di David Bowie: una versione rallentata, scarna e inquientante, sospesa nell’aria elettrica di una Berlino pre-caduta del Muro.

Where The Wild Oceans End
Andrea Schroeder
Glitterhouse Records, distr. Goodfellas