di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Forse solo Eugenio Finardi poteva dare ancora voce a Vladimir Vysotsky, uno dei più importanti cantanti/attori/poeti russi del ’900. Perché Finardi in questi ultimi anni è diventato un acuto ricercatore di sonorità e di percorsi sempre differenti: dal blues al fado alla musica religiosa-spirituale, per approdare ora alle poesie graffianti di Vysotsky (che già aveva interpretato nel 1993 in un altro disco).
“Volodja” Vysotsky è a tutti gli effetti un personaggio mitico: ignorato, censurato e perseguitato dal regime del proprio paese, non può far altro che imbracciare la chitarra e girare l’Urss cantando i propri versi. E così di parola in parola e d’orecchio in orecchio, attraverso cassette registrate fortunosamente, in poco tempo diviene la voce di chi si oppone al conformismo del regime. Tutto questo senza mai aver stampato un singolo verso in patria. Divenne così celebre che la notizia della sua morte (avvenuta nel 1980 per cause naturali), anche se taciuta dalla stampa di regime, si sparse ancora attraverso il passaparola e radunò quasi un milione di persone al seguito del suo feretro. Per capire meglio chi è stato Vysotsky si possono prendere a prestito le parole di Gino Castaldo: «Per trovare qualcosa di simile in Italia dovremmo fondere Carmelo Bene, Francesco Guccini, Piero Ciampi e Pier Paolo Pasolini». E, aggiungerei io, anche Fabrizio De Andrè.
In ogni caso, l’unicità e la grandezza di Il cantante al microfono non è solo data da Finardi, ma anche dall’orchestrazione dei brani (che bene si lega alle venature balcaniche e orientaleggianti della musica di Vysotsky), affidata a Filippo Del Corno, dall’esecuzione dell’ensemble Sentieri Selvaggi, diretto da Carlo Boccadoro, e dalle traduzioni di Sergio Secondiano Sacchi, che hanno saputo dare all’opera del poeta russo una prospettiva nuova, in cui canzone d’autore e musica colta contemporanea trovano un punto d’incontro raffinato.
La voglia di protestare e di combattere, usando soprattutto l’ironia, tipiche della poetica di Vysotsky escono a pieno dalle interpretazioni di Finardi: brani come Dal fronte non è più tornato, Il cantante al microfono, Il volo interrotto e Il canto della terra risultano di forte impatto emotivo, e la voce del cantante milanese riesce a rendere appieno la drammaticità dei versi.
Il cantante al microfono
Eugenio Finardi, Sentieri Selvaggi, Carlo Boccadoro
Velut Luna, distr. Egea
