di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Non si può sbagliare nell’indicare Highway 61 Rivisited tra gli album più importanti del XX secolo. Posizionato nel mezzo della cosiddetta “trilogia elettrica” (iniziata con Bringing It All Back Home e proseguita con Blonde On Blonde), il sesto album di Bob Dylan è un concentrato di brani passati alla storia. Pubblicato il 30 agosto di 50 anni fa, è diventato un punto fermo di riferimento per tutta la scena folk, rock e cantautoriale mondiale. L’apertura del disco è affidata a Like a Rolling Stone (definita la più bella canzone di tutti i tempi), che rappresenta per lo stesso autore il punto di svolta della sua vita e della carriera. Il musicista statunitense qui associa sonorità folk e rock, e la “pietra che rotola” simboleggia la sua liberazione dall’icona di profeta che fino a quegli anni gli era stata cucita addosso, e la volontà di sentirsi libero di seguire la propria strada senza rendere conto a nessuno. Il disco poi prosegue ancora con altri brani celeberrimi, come Tombstone Blues, Ballad of a Thin Man, Desolation Row, e la stessa Highway 61 Revisited, che dà il titolo al disco e che omaggia, con un testo visionario, la strada che congiunge il Minnesota (stato di nascita di Dylan) fino a New Orleans, alla foce del fiume Mississippi.

Highway 61 Rivisited
Bob Dylan
Columbia Records, 1965