di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Qual è il segreto di The Dark Side of the Moon? Forse non lo sanno nemmeno Roger Waters, David Gilmour, Richard Wright, Nick Mason, i componenti dei Pink Floyd che furono gli artefici di questo capolavoro. Forse neanche Alan Parsons, il tecnico del suono, a cui si deve dare merito al pari dei sopracitati, può rispondere a questo quesito. Sta di fatto che l’ottavo album in studio del gruppo musicale britannico è stato (ed è ancora) una miniera d’oro. Dalla sua uscita ha venduto più di 50 milioni di copie: uno dei dischi più acquistati nella storia. I Pink Floyd erano già una band di culto: i loro dischi e i concerti, si erano sempre basati su brani che davano molto spazio all’aspetto musicale. Con questo lp vollero iniziare a dare più rilievo ai testi. La sua realizzazione cambiò orientamento (nei testi, nelle musiche e nei suoni) parecchie volte, condizionato dalle divergenze tra Waters e Gilmour, ma fu il primo a dirigere verso il risultato finale, cioè un album in cui i testi parlavano dell’inutilità di affannarsi per raggiungere illusorie mete di benessere. Dal punto di vista musicale poi il disco è pieno di effetti sonori che rendono unici brani come Money, Speak To Me, Time e Us and Me.

The Dark Side of the Moon
Pink Floyd
Harvest, 1973