di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

A fare da contorno a questo disco ci sono Graham Nash e James Taylor, la California, la Grecia e il Canada, sua terra natale. Al centro Joni Mitchell, fra le più importanti compositrici della storia della popular music. All’inizio degli anni ’70 la Mitchell si trovava in una fase della sua vita in cui la relazione con Nash era ormai arrivata alla fine, e quella appena nata con Taylor non decollava. Decise di rifugiarsi a Creta, in una comunità hippies. «In quel periodo non avevo difese personali. Mi sentivo come l’involucro di cellophane su un pacchetto di sigarette. Ero completamente incapace di celare i miei segreti al mondo». In quell’isola del Meditteraneo creò Blue, il suo disco più autobiografico. Tornata in California, riunisce un gruppo ristretto di amici (tra cui anche Taylor e Stephen Stills) e incide 10 canzoni, arrangiate in modo essenziale ma raffinato, tra sonorità folk, jazz, rock e pop. Dieci “quadri” (perché Joni era, ed è, anche una brava pittrice) intimi che esprimono a pieno il suo tormento. Così in brani come All I Want, My Old Man, The Last Time I Saw Richard e Blue, si parla d’amore (passato e presente), in Carrey, California e A Case of You, il legame con la Grecia, la West Coast e il Canada. Molti dicono che questo è il disco “perfetto”. Magari esagerano, ma non ci vanno molto lontano.

Blue
Joni Mitchell
Reprise Records, 1971