di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Forse la popolarità non l’ha mai attirato tanto, più attento alla qualità che a una produzione compiacente. Sta di fatto che Eric Andersen si è sempre tenuto ai margini del mondo del mainstream, tanto da essere visto come una persona schiva. Folksinger statunitense che con Dylan (e molti altri) ha vissuto gli anni d’oro del Greenwich Village a New York, proprio alla ricerca di una certa profondità intellettuale, dagli anni ’80 ha lasciato gli Stati Uniti per trovare casa nella più tranquilla Europa, prima in Norvegia ora in Olanda. Se per il vincitore del Premio Nobel i libri pubblicati ormai sono innumerevoli, per Andersen le parole spese sono poche, o addiritura nulle. A questo “buco” narrativo sopperiscono due autori italiani: Paolo Vites (giornalista e scrittore) e Roberto “Jacksie” Saetti (amico di Andersen), pubblicando in autonomia un libro (il primo e unico!), che attraverso la produzione discografica di Eric, traccia un ritratto artistico e umano di un artista ancora cardine della cultura musicale mondiale, a cui generazioni, passate e presenti, fanno riferimento. «Eric Andersen è uno degli “originali”», racconta Paolo Vites, «quel manipolo di autori di canzoni giunti dal Greenwich Village negli anni ’60, che hanno creato le nuove regole della canzone d’autore che sussistono ancora oggi e influenzano il percorso di ogni cantautore dei giorni nostri, insieme a Bob Dylan, Phil Ochs, Paul Simon, Fred Neil e tanti altri. Purtroppo per diverse circostanze non ha mai goduto della conoscenza e del successo dovuto, per questo abbiamo deciso di scrivere un libro che potesse permettere di conoscere l’enorme valore artistico, e permettesse di essere riscoperto o scoperto per la prima volta».
Scritto in maniera essenziale ma esaustiva e competente, il libro ripercorre la carriera di Andersen partendo dal primo disco (Today Is The Highway, 1965), passando da Blue River (1972), fino ad arrivare ai dischi dedicati a tre grandi scrittori europei: Albert Camus, Lord Byron, Heinrich Böll. Ma Eric ama il nostro paese, tanto da scrivere nell’introduzione: «Immagino che i politici possano elevarsi e poi cadere, che la gente possa guadagnare o perdere, ma in qualche modo la cultura rimane, e l’Italia vince sempre».

Ghosts Upon The Road.
Eric Andersen disco per disco

Paolo Vites, Roberto“Jacksie”Saetti
pubblicato in proprio, 2018, pagg. 152, € 15,00