di Riccardo Santangelo
(pubblicato anche il 22 febbraio 2022 su The Follow Up News)

Come molto spesso accade l’attaccare etichette risulta sempre pericoloso. Perciò chiudere i Clash nell’ambito solo dell’universo punk è decisamente sbagliato. Certamente da quell’ambiente provenivano, e hanno contribuito a supportare l’onda di “controcultura”, figlia delle proteste della metà degli anni ’60, ma che si sviluppò in Gran Bretagna dalla metà del decennio successivo. Ed è proprio nel 1976 che la band britannica fa il suo esordio (inizialmente senza grosso successo); ma già l’anno successivo il pubblico si accorge della loro travolgente energia. È proprio del 1977 il loro primo disco (The Clash); poi a distanza di un anno uno dall’altro vengono pubblicati Give ‘Em Enough Rope e London Calling. Ma è con il successivo lavoro (Sandinista!) che i Clash escono dalla “galassia” post-punk, per creare un mix di sonorità e di mondi sonori, precedendo, e influenzando, gli anni ’80 che stavano iniziando.
Sandinista! è un album triplo: una follia se si pensa che in esso c’è un po’ di tutto. Brani riusciti bene e altri che sembrano solo abbozzati. C’è jazz, elettronica, reggae, dub, funk, ska, rockabilly, rumori, e  anche uno dei primi esempi di rap “bianco”: come si può sentire nella traccia d’apertura The Magnificent Seven. Ascoltandolo nel suo complesso (come si dovrebbe fare per ogni album), sembra non avere un senso: si ha la percezione che ogni brano sia collocato senza seguire una “sequenza” precisa. Ma è forse in questo strano “flusso di coscienza musicale” che alberga in questo triplo album: piccoli brandelli derivanti dai rumori metropolitani, ritmi e accenni sonori che preannunciano un’epoca che porterà a stravolgere e far cadere barriere culturali, e non solo.
Sandinista! è anche un disco apertamente politico, e lo si può dedurre dal titolo, scelto in appoggio ai Sandinisti (i guerriglieri rivoluzionari del Nicaragua), ma soprattutto in contrasto con il divieto imposto dall’allora premier inglese Margaret Thatcher, che aveva vietato l’uso del termine. Ancora oggi la band (che si è sciolta nel 1986) e i loro dischi rappresentano un modello per il genere “combat rock”.

Sandinista!
The Clash
Epic, 1980