di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net – Speaker’s Corner)

«Poco più di quaranta minuti mi è parso il tempo giusto». Parole sante quelle che Stefano Bollani ha pronunciato in un’intervista all’“Unione Sarda”, riguardo la durata del suo primo cd da solista. Non fraintendete, Småt Småt (“piccolo piccolo” in danese) non è un disco che annoia, ma è performato per durare il tempo giusto.
Per la scelta dei brani da includere, Bollani (che suona, oltre al pianoforte, anche la fisarmonica e canta), ha seguito i propri gusti musicali. Il disco parte con una malinconica e “scomposta” versione di Norvegian Wood, targata Lennon/McCartney, che subito ci fa capire che il jazz di Bollani ha anche altre radici. Così troviamo insieme Let’s Move to Cleveland di Zappa, Ungly Beauty di Monk e un brano tratto dal Pierino e il lupo di Prokof’ev. Ma è nei brani di sua composizione, come La vita intensa e La vita operosa, che il musicista milanese riesce a “svolgere” la sua poetica pianistica. Ultima segnalazione per il brano cantato: Il mare si è fermato, firmato da Marco Parente, aggiunge a questo disco, suonato con una grazia magistrale, un omaggio alla più genuina canzone d’autore.

Småt Småt
Stefano Bollani
Label Bleu, 2003