di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net – Speaker’s Corner)

Si può debuttare due volte? Affacciarsi alla ribalta con un disco accolto da critica e pubblico in modo entusiastico, sparire per otto anni esibendosi nei piccoli club e nelle strade di Parigi, per poi tornare nel 2004 con un disco e ricominciare tutto da capo? Questo è quello che è accaduto a Madeleine Peyroux, fine cantante statunitense (precisamente di Athens, Georgia), cresciuta tra Parigi e New York, che dopo l’album Dreamland (1996) torna con Careless Love (2004) a riproporsi sul palcoscenico del vocal jazz.
Forse un po’ aiutata dalla nuova ondata di cantanti pseudo-jazz (leggi Norah Jones), che le hanno aperto la strada, la Peyroux è però tutt’altra cosa: paragonata fin dal “primo” debutto a Billie Holiday Madeleine, senza arrivare alla bravura di Lady Day, ha veramente una voce unica che riesce a interpretare in modo originale qualsiasi brano affronti.
Per Careless Love la cantante statunitense si è fatta aiutare alla produzione da Larry Klein (ex marito e collaboratore di Joni Mitchell) e nella scrittura dell’unico brano inedito (Don’t Wait Too Long) da Jesse Harris (già coinvolto nei progetti dalla Jones).
La Peyroux, come la Holiday ha il dono di coniugare la raffinatezza del jazz con un’anima blues; un tocco che trasforma la dylaniana You’re Gonna Make Me Lonesome When You Go in una swing-ballad, oppure riveste di magica grazia Between The Bars, brano intimistico del compianto Elliot Smith. Ma la poesia di Madeleine si può ascoltare a pieno anche in Dance Me To The End Of Love, dove il brano di Leonard Cohen viene velato di un’aura blussy, nella title-track (a firma di W. C. Handy scritta per Bessie Smith), oppure in J’ai deux amours, cavallo di battaglia di Josephine Baker, un’altra donna che dagli Stati Uniti aveva trovato la sua strada in Francia.

Careless Love
Madeleine Peyroux
Rounder Records/Universal Music, 2004