di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Può un disco o una voce trasformare la vita? Quella di Jackie Kay, scrittrice scozzese, è cambiata dopo aver ascoltato un disco con in copertina l’immagine di una donna di colore. «Quando ero ragazzina, Bessie Smith mi confortava, mi dicevo che non ero sola, mi teneva compagnia. Immaginavo la sua vita, mentre inventavo la mia: non sarei diventata la donna che sono senza di lei». Così la Kay descrive cosa ha significato per lei imbattersi, appena dodicenne, nella voce della Smith, l’“imperatrice” del blues.
In questo libro la narrazione della vita di Bessie serve alla scrittrice scozzese per descrivere anche l’ambiente in cui il blues si è formato: una musica nata dalla strada per raccontare il quotidiano delle comunità segregate degli stati del sud. E chi più di ogni altro poteva incarnare questo “ruolo” se non questa cantante di colore, che dalla più misera povertà di Chattanooga del 1894 è arrivata in pochi anni a diventare uno dei personaggi più acclamati dei decenni ’20 e ’30; passando dalle misere scarpe di cartone agli scintillanti vestiti di lusso, dalle esibizioni agli angoli delle strade ai trionfali tour a bordo di un treno tutto suo, attraversando matrimoni ‘violenti’, relazioni lesbiche e problemi di alcolismo.
Jackie Kay
Bessie Smith
Playground, 2004, pp. 206, Euro 14
