di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Nonostante il momento di crisi finanziaria globale, l’ambiente musicale indipendente italiano ha trovato vitalità nella ricerca di nuove strade di sperimentazione e creatività. Come se in qualche modo i compositori si fossero di nuovo resi conto del proprio potenziale e avessero deciso di esprimerlo al meglio. Tra le innumerevoli uscite, troviamo qui il modo di parlare di alcune che si distinguono nei loro caratteri specifici.
Di estrazione classica (e primo italiano a incidere per l’etichetta Ecm), il pianista Fabrizio Ottaviucci è sicuramente un musicista che ama esplorare territori inconsueti. In Ragapiano (Odd Times Records OTR 010, distr. Egea), continua la ricerca sonora nella sua personalissima forma compositiva, in cui l’improvvisazione ha un ruolo di primo piano, distinguendosi nell’approccio per  la massima libertà stilistica in cui si muove. Nelle sue composizioni Ottaviucci ha sempre trovato il modo di inserire spazi musicali provenienti dal pop, jazz, rock (pur non dimenticando le sonorità della musica contemporanea) e in questo nuovo lavoro entra nell’esplorazione più intimistica e filosofica attraverso l’uso del raga, forma musicale antichissima proveniente dall’India e che trova nella ripetitività la sua caratteristica principale.
Di approccio molto differente è la musica di Alessandra Celletti che, insieme a Hans Joachim Roedelius, ha dapprima presentato dal vivo e poi messo su disco il progetto Sustanza di cose sperata (Transparency, 0348). Qui le sonorità del pianoforte dell’artista italiana si mescolano con le suggestioni elettroniche del musicista tedesco creando un clima sonoro che si sposta alternativamente verso tonalità romantiche, ambient e d’avanguardia, senza mai però perdere di vista uno sfondo classico. L’uso dell’elettronica dà modo di far intervenire nel flusso sonoro rumori ed effetti che paiono non appartenere al contesto musicale, me che però, insieme ad alcuni testi recitati, completano il pathos musicale delle composizioni.
Giunto al suo quinto lavoro, Riccardo Prencipe (chitarrista diplomatosi al Conservatorio di Napoli) con Corde Oblique – The stones of Naples (BP89204’44192, Prikosnovenie, distr. Audioglobe) continua la sua personalissima ricerca sonora che prova a intrecciare la sua attività di storico dell’arte a quella di musicista. In questo disco è chiaro l’omaggio che fa alla sua città, e per far questo si affida a una musica avvolta in atmosfere a volte rarefatte. La musica di Prencipe trova forza proprio nella necessità di descrivere luoghi fisici ben definiti, e questo avviene attraverso sonorità folk che si intrecciano con venature che rimandano al medioevo.
Entrando in ambito jazzistico vale la pena segnalare Blue Mine del Felice Clemente Quintet (Crocevia di suoni Records, CDS002), in cui il sassofonista lombardo (coadiuvato da un quartetto eccezionale) trova modo di costruire un disco pieno di sfumature cromatiche tra intuizioni melodiche e ritmi dai sapori esotici, ma nel contempo familiari. Il tutto senza mai cercare di rendere complicata la successione sonora, cercando anzi di mettere a proprio agio l’ascoltatore, trasportandolo attraverso una sorta di percorso neo-romantico.