di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

La casella “The Beatles” potrebbe essere riempita con quasi tutta la loro discografia; perché scegliere quale possa essere il disco “ideale” della band che diventò “più famosa di Gesù Cristo”, è impresa ardua. Per cui lasciamoci trasportare dalle viscere, invece che dal cuore e optiamo per The Beatles. Disco doppio noto anche come White Album, per via della copertina totalmente bianca (con il nome del gruppo stampato in rilievo).
Uscito alla fine del 1968 questo disco ha come tema dominante la “rottura”. Qui i Fab Four infrangono definitivamente i confini che fino ad allora avevano spostato sempre di più. Sperimentavano tutti i generi musicali: pop, rock, hard rock, country, jazz, blues e folk; e lo fanno per la prima volta senza l’unione granitica del gruppo. Lennon, McCartney e Harrison compongono e registrano ognuno in una sala diversa degli Abbey Road Studios; Ringo Starr esasperato dalle tensioni interne, scappa in Sardegna per poi tornare qualche giorno dopo. La condivisione successiva dei pezzi si svolge tra momenti di collaborazione più o meno pacifici. Il risultato porta a brani come Back in the U.S.S.R., Ob-La-Di Ob-La-Da, While My Guitar Gently Weeps, Blackbird, Helter Skelter, Julia, Revolution 9, Yer Blues. Seguiranno altri due dischi, ma da qui la fine del gruppo è segnata.

White Album
The Beatles
Apple Records, 1968