di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Se ci si avvicina ai Pollock Project vuol dire che si è alla ricerca di qualcosa di inaspettato. C’è il bisogno di andare oltre, di esplorare al di là delle consuetudini. Insomma aver voglia di provare ad accomodarsi su una poltrona di design (magari un po’ scomoda, ma robusta), invece della solita seduta made in Ikea. Perché la musica dei Pollock Project (o sarebbe meglio dire “visual-music”) non è comoda, ha bisogno di essere provata e aggiustata sulle proprie percezioni sensoriali. Scomodandole e forzandole a volte. Sempre che si abbia voglia di sperimentare. E la prova la si può fare ascoltando il loro terzo album: AH!, che già dal titolo ci conduce nell’inatteso, e che richiama una frase del Kena Upanisad (testo religioso e filosofico indiano scritto in lingua sanscrita): «Ciò che nel fulmine abbaglia, fa chiudere gli occhi e fa esclamare “AH!”».
Per questo nuovo disco il trio dei Pollock Project si presenta in una nuova formazione: accanto al percussionista e compositore Marco Testoni, ci sono la cantante Elisabetta Antonini e Simone Salza, sassofonista e clarinettista. Tre musicisti di altissimo livello, aiutati da ospiti come Mats Hedberg (chitarre), Andrea Ceccomori (flauto), Daniela Nardi (spoken word), Simona Colonna (violoncello), Primiano Di Biase (pianoforte), Stefano Roffi (contrabbasso). «In questo album abbiamo cercato percorsi musicali inusuali e poco battuti», afferma Marco Testoni, «incontrando registi, pittori ed artisti visuali che sono diventati dei veri e propri alter ego della nostra musica. Penso ad Istvan Horkay e Mark Street, ma soprattutto ad Andrea Bigiarini e ai fotografi del New Era Museum. Continuo a credere che l’incontro tra le arti porti sempre a risultati inaspettati e non omologabili, quindi sorprendenti e vitali». Il disco ovviamente non dà modo di apprezzare nella totalità il lavoro concettuale del trio, ma si può dire che in AH! si percepisce la ricerca di un linguaggio musicale nuovo, che non si chiude in sé stesso ma che si genera dal rimescolamento continuo di elementi jazz, improvvisazione, mashup, elettronica, samples vocali, musica per immagini, minimalismo, poesia e jingle. Un tuffo nella cacofonia del vivere contemporaneo, dove migliaia di segnali musicali, sonori e visivi si sovrappongono.

AH!
Pollock Project
Be Human Records, distr. Believe/Trelune, 2016