di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Non è cosa facile trovare il modo di ripercorrere 150 anni di storia di una nazione complessa come quella italiana sotto la lente della propria musica. Un secolo e mezzo che parte dalla proclamazione dell’Unità d’Italia e arriva ai giorni nostri; un periodo segnato da sconvolgimenti sociali che hanno trasformato un paese prevalentemente contadino in unicamente industriale, fino ai nostri anni bui della post-industrializzazione e del precariato. In questi ultimi 150 anni ad accompagnare la nascita e lo sviluppo dell’Italia (ma lo stesso discorso lo si potrebbe fare per quasi tutto il mondo) c’è stato l’affermarsi della forma canzone nella vita sociale della collettività.
Paolo Prato, docente incaricato presso il Centro Interdisciplinare sulla Comunicazione Sociale della Pontificia Università Gregoriana (dove tiene corsi sulla musica, le culture giovanili e i linguaggi della radio), nel suo ultimo lavoro affronta questo “viaggio” con piglio storico, senza però essere troppo accademico. Sette capitoli, che affrontano circa 20-25 anni ognuno (come dire una generazione). Nel libro Prato comincia col chiedersi innanzitutto: «Esiste una musica italiana?». Passando dall’età verdiana dell’800 a quella pucciniana e alla canzone napoletana dell’inizio del secolo (in cui forte era il valore musicale del nostro paese), giunge agli anni tra le due guerre, periodo in cui le caratteristiche diventano meno definite per via delle contaminazioni sonore che arrivano dagli altri paesi. Tendenza che si afferma sempre di più negli anni successivi, fino a tornare a essere più delineata negli anni ’60, con l’affermazione internazionale di artisti come Domenico Modugno. I decenni successivi vedono di nuovo un “imbastardimento” delle caratteristiche della musica nazionale, tanto da perdere la sua autenticità, se si escludono la produzione di colonne sonore (Morricone e Rota tra tutti) e il fenomeno degli autori dance degli anni ’90.
Insomma, un’analisi ben documentata e complessa perché intreccia alla storia della musica italiana quella della società (con le sue esigenze sia culturali che socio-economiche). Allora la domanda che ci si deve porre non è se esista una musica italiana ma se esista “un carattere italiano” nella musica. In qualche modo Prato cerca di rispondere, conducendo il lettore passo passo, in questa storia sociale dell’Italia unita.

La musica italiana. Una storia sociale dall’Unità a oggi
Paolo Prato
Donzelli editore, 2010, pagg. 528, € 33,00