di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

«Secondo me l’America riscatta la plebe. […] Il fatto è che l’America è un paese speciale, caro mio. […] Perché è nata da un bisogno dell’anima, il bisogno d’avere una patria, e dall’idea più sublime che l’Uomo abbia mai concepito: l’idea della Libertà anzi della libertà sposata all’idea di uguaglianza». Così Oriana Fallaci parlava degli Stati Uniti. Quell’America mitizzata come la patria dell’emancipazione sociale e di pensiero, forse è esistita solo nelle volontà dei Padri Fondatori, ed è sempre stata solcata da contraddizioni più o meno evidenti. Uno dei maggiori cantori di queste incoerenze è stato Woody Guthrie, nato il 14 luglio di cent’anni fa e che, armato solo della sua chitarra, seppe descrivere le rovinose vicende e la lotta della classe operaia, componendo canzoni che ancora oggi descrivono al meglio il mondo dei ceti sociali più diseredati.
Woody è però a pieno titolo un “figlio” degli Stati Uniti, paladino degli emarginati, ma anche un uomo che ha abbandonato la prima moglie in povertà, per cercare fortuna. È proprio trovando spunto da questa ambivalenza che Will Kaufman (musicista e professore di letteratura americana all’University of Central Lancashire, in Inghilterra), nel volume Woody Guthrie. American Radical, scandaglia in modo analitico l’importanza avuta dal folksinger nello sviluppo di una coscienza proletaria all’interno della sua appartenenza al pensiero “radicale”, a cui facevano riferimento il Partito Comunista Americano e altre associazioni di sinistra, negli anni centrali del XX secolo. Kaufman non perde però di vista anche il legame con la vita privata che si intreccia con l’andare degli anni sempre più strettamente con l’impegno sociale, tanto da far diventare il musicista una figura di riferimento per i movimenti di protesta americani e internazionali. L’utopia degli Stati Uniti mitizzata da Guthrie, in cui le differenze sociali potessero essere annullate e i lavoratori potessero essere tutelati da veri diritti comuni, sembra naufragata; ma è anche vero che la sua canzone più famosa, This Land Is Your Land (scritta in contrapposizione alla reazionaria God Bless America di Irving Berlin) è diventata quasi un secondo inno nazionale, purtroppo non compreso a pieno nel suo significato, e utilizzato a volte in modo fuorviante da qualsivoglia fazione politica. E sembra anche paradossale che gli Stati Uniti possano avere, come una delle canzoni di rappresentanza, un brano scritto da un “comunista”: come avere due anime in un corpo solo.

Woody Guthrie. American Radical
Will Kaufman
Arcana, 2012, pagg. 330, € 22,00