di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Senza tante premesse andiamo subito al punto; perché questo è un disco che non usa mezzi termini fin dal titolo: Wake Up Nation. Per capire il concetto, affacciatevi alla finestra, fate un giro sui mezzi pubblici delle vostre città, parlate con la gente, e capirete al volo perché questa patria deve svegliarsi, andando oltre alla retorica della politica e dei movimenti. Daniele Tenca è figlio di quel modello più nobile di popolar music che usa la forma canzone per portare in primo piano la protesta. La sua cifra stilistica si rintraccia soprattutto nel blues che sconfina nel rock (Springsteen e Mellencamp) e nel folk (Bragg e Guthrie). Da lì però ha saputo crescere, ponendosi l’obiettivo di dare un’impronta “moderna” al blues, prendendo come riferimenti per la scrittura musicale e gli arrangiamenti – come lui stesso afferma – musicisti come «Jack White (soprattutto con i Racounters), i Black Keys, oltre a Seasick Steve». In questo album Tenca non è da solo, alla sua band formata da Leo Ghiringhelli e Heggy Vezzano (chitarre), Luca Tonani (basso) e Pablo Leoni (batteria), si aggiungono ospiti come Riccardo Maccabruni, Maurizio “Gnola“ Glielmo, Paolo Bonfanti, Fabrizio Coppola, Antonio “Cooper” Cupertino.
Così nel disco troviamo l’accusatoria Dead And Gone, denuncia degli stereotipi sugli immigrati che spesso riempiono i programmi elettorali (e che non avrebbe sfigurato nella soundtrack di Django Unchained di Tarantino); Big Daddy, dove neanche tanto velatamente si parla dello “scambio” generazionale che si perpetra tra giovani fanciulle e attempati “imprenditori” (un do ut des che sem-pre meno fa scandalo); e ancora The Wounds Stay With You, What Ain’t Got, Wake Up Nation e la cover di Society (scritta da Jerry Hannan, portata al successo da Eddie Vedder): tutti pezzi in cui si chiede di aprire gli occhi su cosa sta accadendo.
Wake Up Nation
Daniele Tenca
Route 61 Music
