di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Quasi a tutti almeno una volta è stato proposto di immaginarsi proiettati in un’isola deserta in cui fosse concesso di portare soltanto dieci cose: oggetti, persone, libri, film, dischi. Ed è proprio partendo dall’interrogativo «quali sono i dieci dischi che porteresti con te su un’isola deserta?» che Stefano Isidoro Bianchi e Christian Zingales hanno raccolto in un volume le scelte – radunate in parecchi anni di interviste uscite sul mensile Blow Up – di moltissimi artisti, tra cui grandi nomi della musica internazionale (Air, David Byrne, Depeche Mode, Mercury Rev, Soft Cell, XTC), del rock indipendente (Bob Mould, Giant Sand, Stephen Malkmus, Blonde Redhead, Tortoise, Sufjan Stevens), dell’elettronica (Underworld, Chemical Brothers, Matmos, Neil Landstrumm, Orbital), della musica italiana (Afterhours, Baustelle, Claudio Rocchi, Freak Antoni, La Crus, Marlene Kuntz, Riccardo Sinigallia, Ricky Gianco, Tiromancino, Vinicio Capossela) e delle musiche di ricerca (Jim O’Rourke, Loren Mazzacane Connors, David Grubbs, John Duncan, Charlemagne Palestine, John Butcher, Rob Mazurek), con un cameo d’eccezione per lo scrittore Nick Hornby.
Le sorprese sono molte, essendo molto eterogenei i generi degli artisti coinvolti: tra i più citati ovviamente si possono trovare i Beatles con il White Album e i Pink Floyd con Dark Side of the Moon, ma anche molti album di Bob Dylan; tuttavia, la cosa che sorprende di più è la non rara presenza di dischi di musica classica, citati da musicisti provenienti dalle più disparate realtà sonore. Per esempio, gli “italiani” Mau Mau indicano le Sonate per pianoforte di Debussy e Raiz i Notturni di Chopin nella versione di Barenboim; i “ricercatori” Elliott Sharp e Loren Mazzacane Connors trovano nelle Sonate e partite per violino solo e nelle Variazioni Goldberg di Bach due ottimi compagni sull’isola. Ma forse la palma del più “classico” spetta al polistrumentista brasiliano Tom Zé, che inserisce nella propria lista ben cinque autori: Mozart (Die Zauberflöte diretta da Wihelm Furtwängler), Verdi (Messa da requiem diretta da Herbert von Karajan), Webern (Complete, direttore Pierre Boulez), Scelsi (Salabert Actuels, direttore Aldo Brizzi) e Händel (Messiah diretto da Colin Davis).
In qualche modo questo libro ci fa constatare che, per quanto possano essere distanti i mondi sonori frequentati dagli artisti, il bagaglio culturale di ciascuno di loro può attingere anche da compositori non vicini, dal punto di vista musicale come da quello storico.

The desert island records. I musicisti raccontano i loro dischi più amati
a cura di Stefano I. Bianchi e Christian Zingales
Tuttle Edizioni, 2009, € 17,00