di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

A vent’anni si fanno cose sciocche, ma a volte anche geniali. In entrambi i casi la vita può cambiare in modo impercettibile, definitivamente, oppure anche trasformare il mondo che ti sta attorno. Bob Dylan aveva 22 anni quando nel maggio 1963 pubblicò il suo secondo album: The Freewheelin’ Bob Dylan, che si apriva con il brano Blowin’ In The Wind. In breve tempo quella canzone ebbe la forza di divenire l’inno (al pari di We Shall Overcome e If I Had A Hammer) di un intero movimento sociale che lottava contro il razzismo e la guerra in Vietnam. Dylan in verità ha sempre ripudiato l’immagine di “agitatore di folle” e “messia” che l’opinione pubblica e la stampa gli hanno cucito addosso, sta di fatto che le sue canzoni sono diventate “pezzi di storia”.
Sono passati 50 anni e proprio per questa ricorrenza Alberto Crespi, conduttore radiofonico e critico cinematografico (ma anche giornalista sportivo e musicale) de l’Unità, ha scritto il libro Quante strade, che, oltre a parlare di Dylan e di Blowin’ In The Wind (analizzandone il significato e l’eredità), racconta il mezzo secolo di storia che ha attraversato; gettando uno sguardo anche al passato, alla Guerra di Secessione, epoca da cui discende la melodia: No More Auction Block, ballata popolare sullo schiavismo.
Il libro è suddiviso in dieci capitoli, che prendono il titolo dalle nove strofe della canzone e dal ritornello, a essi vengono poi legate alcune piccole interviste che l’autore ha voluto fare a personaggi italiani che a Dylan sono legati per vari motivi. All’inizio si può leggere il bellissimo intervento di Furio Colombo, che racconta come lui, giovane corrispondente da New York in quegli anni, abbia contribuito in modo decisivo a far conoscere Blowin’ In The Wind prima a Mary Travers (del gruppo Peter, Paul and Mary) e con lei a tutto il mondo. Gli altri pareri Crespi li affida a personaggi come Mariano De Simone, Francesco De Gregori, Ernesto Bassignano, Walter Veltroni, Francesco Guccini e Alessandro Portelli che nel suo intervento azzarda: «[…] se togli Dylan dagli anni ’60 cancelli il significato di quel decennio».Una volta Luciano Berio della musica di Dylan disse che era «apparentemente semplice» (come riporta Colombo nel suo intervento). Forse aveva ragione e Blowin’ In The Wind può esserne un chiaro esempio: dalla parvenza facile, ma con un universo intero da far comprendere.

Quante strade. Bob Dylan e il mezzo secolo di Blowin’ In The Wind
Alberto Crespi
Arcana, 2013, pag. 232, € 18,50