di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Quello che si ascolta in Hotel California, molti anni dopo, si è scoperto che era solo apparenza. La più importante country-rock band si presentava al pubblico con una serie di pezzi apparentemente “leggeri”, in stile California Dream, ma nella sostanza pronti a dipingere la disfatta del sogno della West Coast life anni ’70. Tutto questo lo si può evincere non solo da un’analisi più profonda dei testi delle canzoni, ma anche da quella copertina in cui si vede la struttura di un hotel alla luce di un tramonto, che a prima vista può apparire lussuoso, ma che però trasmette qualcosa di sinistro e decadente. La realizzazione del disco è un’impresa: pochi mesi prima lascia il gruppo Bernie Leadon (chitarrista e fondatore della band) e arriva Joe Walsh; la realizzazione del disco richiede ben otto mesi di lavoro in vari studi; la reciproca invidia e l’uso smodato di droghe, a cui i componenti erano soliti, portò i due leader del gruppo (Glenn Frey e Don Henley) a odiarsi e non potersi sopportare, tirannizzando gli altri componenti del gruppo. Ma questo disprezzo portò gli Eagles a pubblicare il loro disco più bello e di maggiore successo, con più di 16 milioni di copie vendute nei soli Stati Uniti, e 32 milioni in tutto il mondo.

Hotel California
Eagles
Asylum, 1976