di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Non è vero che l’assassino torna sempre sul luogo del crimine; o almeno, se sei un bravo scrittore questa trappola narrativa dovresti averla superata. Questo Paolo Vites lo sa bene e si toglie i panni dell’esperto di Dylan (panni che forse lui sente stretti) per raccontare nel suo nuovo libro altre storie, che sono comuni a chi frequenta concerti. Incontrandolo qualche giorno fa mi è capitato di chiedergli «Perché tenere fuori dal racconto Bob Dylan?». La sua risposta è stata sintetica e precisa: «In realtà Backstage Pass è il seguito di un libro intero dedicato ai concerti di Dylan, uscito nel 2011 dal titolo Un sentiero verso le stelle». Come dire: «Quel delitto l’ho già raccontato».
Vites (anche conosciuto come Good Doctor, sua firma in rete) ha iniziato a occuparsi professionalmente di musica nel 1990, «quando era già tardi. Gli anni ’70 sono stati la Golden Era del giornalismo musicale e della musica. Nel libro lo dico: “salito troppo tardi su un treno che sta finendo la corsa”». Ma l’approdo alla professione è stato preceduto da più di un decennio di passione e gavetta che l’ha spinto a seguire tantissimi concerti e a costruirsi una cristallina reputazione, che l’hanno portato a collaborare con le riviste più prestigiose, a scrivere libri “collettivi” e volumi monografici. Vites in Backstage Pass si sofferma sulla sua esperienza come spettatore, e intreccia bene le sensazioni dell’appassionato e del giornalista, facendo affiorare l’amore per la musica. I concerti che racconta sono quelli che l’hanno emozionato di più, e coprono nomi come quelli di Crosby, Still, Nash, Nick Cave, Wilco, Bruce Springsteen, Neil Young, Francesco De Gregori, Damien Rice. Ma questo libro è anche una piccola “navicella di salvataggio” per la frammentazione del sapere che internet ha creato. «La maggior parte di quello che scrivo ormai è online, disperso su siti e blog e ho sempre paura che un giorno vada tutto perso, non mi fido di internet. Un libro è un oggetto che aiuta a conservare la memoria, un oggetto che rimane, come erano i dischi con cui siamo cresciuti oggi che invece la musica è “liquida” e va perduta». Così sintetizza Vites la sua necessità di trasmettere la sua passione attraverso la scrittura. Passione che lega indissolubilmente chiunque si faccia affascinare ancora dall’arte di Euterpe.
Backstage Pass. Sulla strada con Good Doctor
Paolo Vites
Streetlib, 2015, pagg. 124, amazon.co.uk
